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venerdì 10 dicembre 2010

"Roma, poltrone ai fascisti" di Emiliano Fittipaldi


"Ex di Avanguardia Nazionale, esponenti di Terza Posizione, perfino naziskin vicini a Mokbel. Così Alemanno ha piazzato nei posti che contano della Capitale i suoi amici estremisti neri"

"Boia chi molla, gridava a fine anni Ottanta il giovane Gianni Alemanno, al tempo capo del Fronte della Gioventù e fedelissimo di Pino Rauti, leader dell'ala movimentista dell'Msi e futuro suocero.

Vent'anni dopo, nessuno può accusarlo di incoerenza: Gianni, diventato sindaco di Roma, non ha mollato nessuno. Non ha tradito, non ha lasciato per strada i vecchi camerati, nemmeno quelli finiti in galera per banda armata e atti terroristici, neppure i personaggi più discussi della galassia d'estrema destra protagonista degli anni di piombo. Anzi.

Nell'anno di grazia 2010 Roma è sempre più nera, con fascisti ed ex fascisti che spuntano dappertutto. Nei posti cardine dell'amministrazione comunale e nell'entourage ristretto del nuovo Dux, nell'assemblea capitolina e nelle società controllate dal Comune, passando per enti regionali e ministeri.

Vecchie conoscenze sono comparse anche nella parentopoli che ha investito l'Atac, dove lavorano - come ha scritto Ernesto Menicucci sul "Corriere" - l'ex Nar Francesco Bianco (in passato arrestato e processato per rapine e omicidi insieme ai fratelli Fioravanti, fu scarcerato per decorrenza dei termini) e l'ex di Terza posizione Gianluca Ponzio. Ponzio oggi è a capo del Servizio relazioni industriali della municipalizzata del Comune, negli anni Ottanta fu protagonista di arresti plurimi per rapina e possesso d'armi.

La sinistra ha gridato allo scandalo, ma i due sono sono solo la punta dell'iceberg di un gruppo di potere sempre più radicato in città, cementato dagli ideali e dall'antica appartenenza, da interessi (anche economici) e da relazioni amicali e familiari. La lista comprende ex militanti di Terza posizione e dei Nuclei armati rivoluzionari, uomini di Forza nuova, naziskin vicini alla cricca di Gennaro Mokbel, capi storici di Avanguardia nazionale, ultrà e combattenti delle battaglie degli anni Settanta e Ottanta. Battuto a sorpresa Francesco Rutelli, disintegrati i potentati di Forza Italia (già messi a dura prova durante la giunta regionale guidata da Francesco Storace) ora sono nella cabina di controllo e, nella nerissima capitale, comandano loro.

Uomini d'oro
I due personaggi più influenti dell'amministrazione non sono assessori, ma due amici del sindaco: Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Del primo, a capo dell'Ama, si sa praticamente tutto. Meno noti, invece, sono i trascorsi dell'uomo che Alemanno ha voluto alla guida di Eur spa, società controllata dal Campidoglio e dal ministero dell'Economia che ha nel suo portafoglio immobili per centinaia di milioni. Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008.

È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l'anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all'Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato - insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo - e la Corte d'Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Ora, dopo vent'anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del "mitico" bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.

Una curiosità: un socio in affari di Mancini, Ugo Luini (amministratore della holding del gruppo, la Emis) è pure tra i consiglieri della fondazione del sindaco, Nuova Italia.

Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell'Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato. La scelta ha fatto gridare allo scandalo il centrosinistra, ma sono altre le indiscrezioni che preoccupano Alemanno.

Mancini, l'uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei Nar e leader della sezione dell'Eur, simpatizzante di Avanguardia nazionale e sodale della Banda della Magliana: il personaggio del "Nero" del film "Romanzo Criminale" è ispirato alla sua storia. I due sono spesso insieme, tanto che qualcuno sospettava che l'ex estremista (incriminato per vari delitti efferati ma assolto - quasi sempre - da ogni accusa) fosse stato assunto dalla municipalizzata. «Una sciocchezza» chiosano a "L'espresso" gli uomini del sindaco «Mancini lo vede solo perché si conoscono da anni. Nessun rapporto di lavoro»."

(tratto da L'Espresso, 09 dicembre 2010)

sabato 3 luglio 2010

La casta delle Regioni: in Calabria i consiglieri guadagnano più di Sarkozy

di Mario Ajello

Cari ci costano i consiglieri regionali. Pesa più uno di loro sulle casse pubbliche italiane, che un premier sull’erario della Spagna o della Francia o del Brasile. Un eletto alla Regione Calabria, al netto di alcune indennità, prende di stipendio 11.316 euro al mese: Zapatero si ferma a 7.296, Sarkozy 6.714, Lula non arriva a tremila. E non ci sarebbe niente da tagliare nei regni dei governatori della Penisola, in quelle caste regionali che da decenni sottraggono immense risorse su cui fondano la propria fortuna? Per restare in Calabria, un consigliere regionale guadagna più dei suoi omologhi di Belgio, Germania e Svizzera messi insieme.


Facciamo due facili conti. Nella regione belga delle Fiandre, che ha 2.435.879 abitanti, cioè un milione in più della Calabria, lo stipendio medio di un consigliere è di 5.500 euro. In Germania, nell’area di Amburgo (1.777.373 abitanti) la cifra percepita dall’eletto del popolo è di 2.280 euro. In Svizzera - la patria di quel modello federale che vorremmo introdurre anche quei e se l’importazione fosse ben fatta potrebbe farci risparmiare - i Cantoni hanno poteri assai superiori a quelli delle nostre attuali regioni, e anche dei Lander tedeschi, ma i membri del parlamento federale percepiscono un salario nullo perchè lì la politica non è un mestiere. E allora: lo zero degli svizzeri, più i 5.500 dei belgi più i 2.280 dei tedeschi (anche se in certe zone guadagnano anche di più) fanno in totale 7.780 euro. Molto meno di quelli di un politico di Reggio o di Cosenza o dei consiglieri pugliesi rimborsati ogni dodici mesi con la bella cifretta di 10.433 euro (il presidente Vendola ne intasca 12.716, ogni assessore 11.865) o di quelli lombardi (9.063) o piemontesi (8.963) o veneti (8.004) o campani (10.817). E si tratta di gruzzoletti nei quali - come specifica l’ultima rivelazione realizzata dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni - nei quali non rientrano altre voci variabili, quali l’indennità di presenza o i rimborsi chilometrici.

A una manovra nazionale di 25 miliardi, qualche sacrificio nelle buste paga locali non gioverebbe? Senza parlare in questa sede dei possibili risparmi nel mare magnum e poco limpido della sanità, che secondo alcuni istituti di ricerca come il Cern potrebbero addirittura fruttare undici miliardi (pari a quasi la metà dei risparmi generali voluti da Tremonti), basterebbe notare che negli ultimi dieci anni le Regioni, cioè la loro legislazione e i loro apparati, hanno aumentato il tasso di spesa del 50 per cento rispetto alle performance di tutti gli altri organi e istituzioni dello Stato. Osserva Emilio Fuccillo, nel libro più aggiornato sulla ”sprecopoli” a livello locale, intitolato «La casta delle regioni» (Editori Riuniti): «Per ogni euro in più che lo Stato spende da dieci anni rispetto al suo bilancio, le Regioni ne spendono uno e mezzo rapportato ai propri bilanci. E non è che lo Stato centrale in questo decennio abbia risparmiato».

C’è una grande Regione, la Lombardia, che ha 25 consolati propri (le chiamano «antenne sul mondo») in altrettanti Paesi: da Cuba alla Polonia, dall’Uruguay al Giappone. Per non dire delle 21 ambasciate regionali allestite a Bruxelles e delle centinaia di ”presidi” - con palazzetti in affitto o di proprietà - sparsi nei quattro Continenti che inutilmente si è cercato di abolire anni fa, tramite una proposta di legge di due pionieri sconfitti della lotta a Sprecopoli: i senatori Salvi e Villone.

C’è una mini-regione, il Molise, che spende più delle grandi. L’amministrazione ha ottocento dipendenti: 26 ogni diecimila abitanti, mentre la media nazionale è di 10 ogni 10.000 abitanti. E’ particolarmente elevato anche il tasso di dirigenti in rapporto ai dipendenti (119 dirigenti ogni mille assunti) e nel numero abnorme di consulenti c’è chi - un tale Giuseppe Scassera - arriva a guadagnare 210.716 euro annui. I consiglieri delle società possedute dalla disastrata Regione Lazio incassano ogni anno due milioni di euro. E si tratta solo delle società controllate, che sono 12, cui andrebbero aggiunte le partecipate - direttamente o indirettamente - che sono 50. Il Piemonte ne ha 217, l’Umbria 180 e togliere il grasso alla casta non sarà affatto facile. Anche perchè la resistenza spara i suoi colpi micidiali. In Puglia, per esempio, sono appena stati aumentati gli stipendi dei direttori delle Asl e dei manager. E perfino il partito del presidente Vendola sta facendo fuoco e fiamme contro questa spudoratezza che fa a pugni con l’austerità da crisi. Il governo invece, per volere del ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, ha impugnato la legge molisana della giunta Iorio (che è di centro-destra) che prevede l’aumento di stipendio per i funzionari della Regione.

Si arriva - anzi s’irrompe! - nella comica quando si scopre che i novanta consiglieri siciliani si sono attribuiti 5.000 euro a testa di indennità per le spese dell’ultimo viaggio. Insomma, funerali pagati. In vita, hanno stipendi come quelli dei senatori a Roma: 19.685 euro netti al mese. «Più autista, cellulari di servizio e rimborsi per viaggio mentre ancora respirano. «Alla loro mensa - specifica Fuccillo nel suo libro - un pasto completo costa sette euro e mezzo. Per il logo della Regione, per studiarlo, mica per farlo, sono stati stanziati e spesi 216mila euro». Comunque i novanta non sono egoisti. Ogni anno distribuiscono 240 milioni di euro per pagare i docenti dei corsi di formazione professionale - uno dei grandi buchi neri dello spreco delle regioni - che costano in media 180.000 euro ognuno, sono frequentati mediamente da undici allievi di cui soltanto uno e mezzo in media trova lavoro.

Quando la Finanziaria del 2006 stabilì un taglio del 10 per cento delle indennità regionali, la Campania si rivolse alla Corte Costituzionale che le diede ragione «in nome dell’autonomia». La quale vale per le pensioni. E così, se per i parlamentari la pensione non può mai superare il 60 per cento dell’indennità lorda, in Piemonte si può arrivare all’80 per cento, in Calabria all’84, in Puglia al 90. E se ai parlamentari serve almeno una legislatura piena per avere la pensione, ai loro colleghi di certe regioni la pensione scatta dopo un anno.

Più casta di così non si può. Ma meno si deve. A dispetto d’ogni piagnisteo.

(tratto da "Il Messaggero" del 17 giugno 2010)

venerdì 26 febbraio 2010

Ah, che sarà, che sarà...

In un Paese dove lo scandalo è giustificato con sofismi, ipocrisie ed artifici retorici, dove la morale pubblica è relativa e talvolta soggettiva, dove la giustizia e la libertà di espressione incontrano il limite dell'impunità e dell'impudenza della politica, dove chi governa il destino dei cittadini sfugge vergogne e responsabilità, dove chi fa il proprio dovere è ritenuto un eroe civile, non resta che chiedersi:
Ah, che sarà, che sarà?
"Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione
nè mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio
nè mai ce l'avrà
quel che non ha misura.

Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi.

Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza
nè mai ce l'avrà
quel che non ha censura
nè mai ce l'avrà
quel che non ha ragione.

Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo
nè mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
nè mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio"