mercoledì 9 marzo 2011
La Costituzione siamo Noi: manifestazione a difesa della costituzione del 12 Marzo
martedì 18 gennaio 2011
"I diritti dei lavoratori e dei politici" di Beppe Del Colle
Alla prima immagine si riferiscono la sentenza della Corte costituzionale a proposito della legge sul legittimo impedimento per le più alte cariche dello Stato a presentarsi ai processi penali in cui sono imputate: una sentenza che ha dimezzato le possibilità offerte da quella legge, riaffidando ai giudici il compito di vagliare se un impedimento proposto dalla difesa sia o no giustificato, nel rispetto dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla giustizia; e, il giorno dopo, la richiesta della Procura di Milano di un giudizio immediato contro Berlusconi per due ipotesi di reato: atti sessuali con una minorenne in cambio di denaro o di altra utilità economica, e concussione nei confronti di funzionari di Polizia impegnati, il 27 maggio 2010, a identificare la predetta minorenne denunciata per furto da una conoscente.
Non abbiamo la minima intenzione di esprimere previsioni a proposito di questo giudizio immediato, chiesto perentoriamente da una Procura (che in un documento ufficiale si dice in possesso di prove sufficienti per far saltare tutta la fase di giudizio preliminare) e contro cui la difesa del premier sta preparando una prevedibile strategia di rinvii. Resta il fatto che nella vicenda della minorenne Ruby, marocchina che si tentò di far passare per nipote del presidente egiziano, risalta la personalità di un politico che, forse, ha sbagliato secolo, immaginandosi simile ai signori rinascimentali ai quali tutto era permesso, grazie all’assenza di un’opinione pubblica informata e all’acquiescenza delle gerarchie circostanti.
Per quanto riguarda la seconda immagine dell’Italia di oggi, il referendum di Mirafiori ha detto quello che doveva dire: un sì misurato al contratto firmato dai sindacati, esclusa la Fiom, che limita alcuni diritti di operai e impiegati su orari, turni, straordinari, assenze per malattia, rappresentanze sindacali, in cambio di un progetto-promessa di futuri vantaggi grazie a una maggiore produttività.
Quel voto è stato un atto di coraggio che non ha tolto dignità alla parte di poco sconfitta e, come ha detto il nuovo arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, «ha posto in risalto che investire sulle persone e sul futuro del nostro territorio offre a tutti gli imprenditori nuove e concrete opportunità». Un augurio (e un impegno per tutti) non da poco.
(tratto da "Famiglia Cristiana", 18/01/2011)
venerdì 10 dicembre 2010
"Roma, poltrone ai fascisti" di Emiliano Fittipaldi
"Boia chi molla, gridava a fine anni Ottanta il giovane Gianni Alemanno, al tempo capo del Fronte della Gioventù e fedelissimo di Pino Rauti, leader dell'ala movimentista dell'Msi e futuro suocero.
Vent'anni dopo, nessuno può accusarlo di incoerenza: Gianni, diventato sindaco di Roma, non ha mollato nessuno. Non ha tradito, non ha lasciato per strada i vecchi camerati, nemmeno quelli finiti in galera per banda armata e atti terroristici, neppure i personaggi più discussi della galassia d'estrema destra protagonista degli anni di piombo. Anzi.
Nell'anno di grazia 2010 Roma è sempre più nera, con fascisti ed ex fascisti che spuntano dappertutto. Nei posti cardine dell'amministrazione comunale e nell'entourage ristretto del nuovo Dux, nell'assemblea capitolina e nelle società controllate dal Comune, passando per enti regionali e ministeri.
Vecchie conoscenze sono comparse anche nella parentopoli che ha investito l'Atac, dove lavorano - come ha scritto Ernesto Menicucci sul "Corriere" - l'ex Nar Francesco Bianco (in passato arrestato e processato per rapine e omicidi insieme ai fratelli Fioravanti, fu scarcerato per decorrenza dei termini) e l'ex di Terza posizione Gianluca Ponzio. Ponzio oggi è a capo del Servizio relazioni industriali della municipalizzata del Comune, negli anni Ottanta fu protagonista di arresti plurimi per rapina e possesso d'armi.
La sinistra ha gridato allo scandalo, ma i due sono sono solo la punta dell'iceberg di un gruppo di potere sempre più radicato in città, cementato dagli ideali e dall'antica appartenenza, da interessi (anche economici) e da relazioni amicali e familiari. La lista comprende ex militanti di Terza posizione e dei Nuclei armati rivoluzionari, uomini di Forza nuova, naziskin vicini alla cricca di Gennaro Mokbel, capi storici di Avanguardia nazionale, ultrà e combattenti delle battaglie degli anni Settanta e Ottanta. Battuto a sorpresa Francesco Rutelli, disintegrati i potentati di Forza Italia (già messi a dura prova durante la giunta regionale guidata da Francesco Storace) ora sono nella cabina di controllo e, nella nerissima capitale, comandano loro.
Uomini d'oro
I due personaggi più influenti dell'amministrazione non sono assessori, ma due amici del sindaco: Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Del primo, a capo dell'Ama, si sa praticamente tutto. Meno noti, invece, sono i trascorsi dell'uomo che Alemanno ha voluto alla guida di Eur spa, società controllata dal Campidoglio e dal ministero dell'Economia che ha nel suo portafoglio immobili per centinaia di milioni. Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008.
È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l'anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all'Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato - insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo - e la Corte d'Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Ora, dopo vent'anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del "mitico" bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.
Una curiosità: un socio in affari di Mancini, Ugo Luini (amministratore della holding del gruppo, la Emis) è pure tra i consiglieri della fondazione del sindaco, Nuova Italia.
Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell'Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato. La scelta ha fatto gridare allo scandalo il centrosinistra, ma sono altre le indiscrezioni che preoccupano Alemanno.
Mancini, l'uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei Nar e leader della sezione dell'Eur, simpatizzante di Avanguardia nazionale e sodale della Banda della Magliana: il personaggio del "Nero" del film "Romanzo Criminale" è ispirato alla sua storia. I due sono spesso insieme, tanto che qualcuno sospettava che l'ex estremista (incriminato per vari delitti efferati ma assolto - quasi sempre - da ogni accusa) fosse stato assunto dalla municipalizzata. «Una sciocchezza» chiosano a "L'espresso" gli uomini del sindaco «Mancini lo vede solo perché si conoscono da anni. Nessun rapporto di lavoro»."
(tratto da L'Espresso, 09 dicembre 2010)
venerdì 5 novembre 2010
sabato 30 ottobre 2010
Famiglia Cristiana: "Berlusconi è malato e senza autocontrollo"
L’ultima bufera su Berlusconi e la sua corte di ragazze sta provocando ondate di reazioni, una diversa dall’altra. C’è chi, con linguaggio sprezzante, lo esorta a dimettersi. Chi già apertamente lo insulta nelle rubriche tv, con termini da trivio. Chi vede solo l’aspetto etico e chi tenta analisi politiche a freddo, interrogandosi sulle conseguenze. Chi tende a ingigantire e chi tenta di arginare: però nel secondo caso, vedi stampa di destra, con titoloni su tutta la prima pagina. Per una vicenda che si voleva sopire, strana tecnica. E siamo solo all’inizio. Come sa chi ha un minimo di esperienza sul gossip e le sue diramazioni, aspettiamoci il peggio.
Fra tutte queste reazioni ne manca una che faticheremmo a definire, qualcosa che sta fra la tristezza civile e la pietà umana. Non assistiamo soltanto a una tegola sulla testa del Berlusconi politico, primo ministro in carica e aspirante al Quirinale. Né stavolta si può parlare di complotto giudiziario, o tanto meno poliziesco. Semmai, fino a ieri, prevaleva la circospezione. Il fatto è che esistono testimonianze, alcune opinabili ma altre, ahimè, documentate, che creano un duplice ordine di problemi.
Uno, ovviamente, è politico: la credibilità, meglio ancora la dignità, dell’uomo che governa il Paese; i riflessi sulla vita nazionale e sui rapporti con l’estero; l’esempio che dall’alto viene trasmesso ai normali cittadini. I quali non si sognano né trasgressioni né festini, ma da oggi dovranno abituarsi alle variazioni pecorecce sul “bunga bunga”.
L’altro problema, da valutare come se Berlusconi fosse un tizio qualunque, è la condizione che già la moglie, Veronica Lario, aveva pubblicamente segnalato. Uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile anche perchè consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro. Si sa che Berlusconi è un generoso, non lesina su aiuti e ricompense. Ma quale tipo di aiuti, e ricompense per che cosa? Incredibile che un uomo di simile livello e responsabilità non disponga del necessario autocrontrollo. E che il suo entourage stia a guardare.
E’ vero che in passato abbiamo avuto personaggi di primo piano che, oggi, non l’avrebbero passata liscia. Altri tempi, però. Altro comportamento di giornali e tv. Altre cautele. O forse allora si taceva o si sminuiva un po’ per prudenza, un po’ per tristezza e un po’, nessuno sghignazzi, per pietà".
da Famiglia Cristiana del 29 ottobre 2010
sabato 23 ottobre 2010
giovedì 21 ottobre 2010
"Scopelliti e le verità nascoste" di Antonino Monteleone
Il particolare di non poco conto è che Franco e Mario Straface hanno una bellissima sorella che fa il sindaco di Corigliano Calabro. Qualche migliaio di anime e un ruolo determinante negli equilibri delle cosche della Sibaritide.
I contenuti di quei verbali, anticipati da molti giornali locali e da alcuni siti internet, tra cui “La voce di Fiore”, passarono inosservati. Una cortina di silenzio avvolgeva quelle rivelazioni che risalgono ad oltre 2 anni fa.
Impassibile, Pasqualina Straface, sindaco Pdl, respinse le richieste di dimissioni perché, a suo dire, i fratelli erano una cosa e la sua attività politica erano un’altra. Peraltro all’epoca i due non erano nemmeno indagati.
La sua posizione non è cambiata nemmeno quando i due sono finiti in manette. “Io sono pulita”, ha detto. Poi sono cominciati ad emergere gli appalti truccati, i favori alle aziende di famiglia e i voti ottenuti proprio dalla propaganda dei germani Straface.
Niente lei si è difesa. “Non sono nemmeno indagata”.
Oggi è indagata e nel suo comune sono arrivati i commissari per verificare se (e quanto) il comune ha subito condizionamenti di tipo mafioso. Di fare un passo indietro non se ne parla proprio.
Della storia di Corigliano Calabro e del Sindaco Pasqualina Straface non si parla più sulle pagine delle cronache locali di un quotidiano regionale. E le cose potrebbero presto cambiare.
Così succede anche a Giuseppe Scopelliti.
Una carriera politica fulminante e ricca di successi. A soli 43 anni è governatore della Calabria, la Regione su cui pioveranno milioni di euro di finanziamenti pubblici e disastrada da decenni di mala amministrazione.
E Scopelliti, forte di una condanna della Corte dei Conti (1 milione di euro da rifondere all’erario assieme al dirigente Giuseppe Granata) e di un’altra a 6 mesi di reclusione per omissione di atti d’ufficio nel processo “Longhi-Bovetto”, ha chiesto la fiducia ai calabresi. Che ovviamente con un curriculum così lo hanno preferito a tutti gli altri candidati.
Da dire c’è che in molti a Cosenza e provincia nulla sapevano di questi “dettagli”.
Ma le “brutte notizie” che riguardano Scopelliti non si fermano qui.
I suoi stretti rapporti con l’imprenditore massone, considerato vicino alla cosca Libri di Cannavò, Pasquale Rappoccio. Un incontro a Milano con il boss Paolo Martino. Gli incontri con Nino Fiume e Giovambattista Fracapane (pentiti di ‘ndrangheta) anche loro come Martino organici alla cosca De Stefano di Reggio Calabria. E il banchetto per l’anniversario di matrimonio dei genitori dei fratelli Barbieri (uno dei quali, Mimmo, è finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Meta”; mentre l’altro, imprenditore edìle, ha realizzato opere pubbliche anche per il Comune di Reggio Calabria) a cui prese parte l’attuale ricercato Cosimo Alvaro.
Finché ne parlano le cronache locali a Scopelliti non fa piacere, ma ci passa sopra.
Va detto che non risulta indagato, ma le informative del Ros dei Carabinieri parlano chiaro. E resistono a querele ed intimidazioni.
Durante la puntata di Annozero di giovedì scorso alla quale ho preso parte dallo studio, Lucio Musolino, collega di “Calabria Ora” che di questo e molto altro si è occupato con i suoi articoli, ha ricordato proprio la circostanza del pranzo organizzato dai fratelli Barbieri al ristorante “La Fenice” di Gallico (RC).
La reazione di Scopelliti?
Annuncio in pompa magna di querela a Musolino. Forte dei comunicati deliranti di Maurizio Gasparri e dei commenti al botulino di Daniela Santanché ospite anche lei in studio.
Siccome ci piace stare dalla parte della verità, ecco cosa hanno scritto i Carabinieri nell’informativa allegata al fascicolo dell’inchiesta Meta. Così chi soffia sulla cacca a suon di querele impara a tacere, visto che non intende farsi da parte.
Buona lettura.
Da pag. 272 dell’informativa.
Oltre a quanto già riferito, in ordine al ruolo avuto dal sindaco SCOPELLITI Giuseppe, circa l’assunzione della moglie di BARBIERI Vincenzo, è stato accertato che, effettivamente, la famiglia BARBIERI era in contatto con il citato Sindaco, tant’è che lo stesso, in data 15 ottobre 2006, partecipava al ricevimento tenuto presso il ristorante “Villa Fenice” di Gallico, per i festeggiamenti relativi al 50° anniversario di matrimonio dei genitori dei fratelli BARBIERI. Per la circostanza, il giorno precedente si susseguivano alcuni contatti telefonici, dai quali si desumeva che erano stati invitati al banchetto l’indagato ALVARO Cosimo91 ed i suoi fratelli ALVARO Giuseppe e ALVARO Antonio, (vedasi conversazioni progr. 742 e 743 del
15.10.2006 registrate sull’utenza *********** in uso ad ALVARO Cosimo e convers. Prog. 2370 registrata il 15.10.2006 sull’utenza in uso a BARBIERI Carmelo) nonché FLESCA Manlio Luigi, all’epoca Consigliere Comunale ed il Sindaco di Reggio Calabria, SCOPELLITI Giuseppe (vedasi conversazione prog. 2158 del 15.10.2006 registrata sull’utenza 337/948646 in uso a BARBIERI Domenico).
BARBIERI D.: pronto!
BARBIERI V.: fratello Mimmo!
BARBIERI D.: oh!
BARBIERI V.: senti!…mi ha telefonato ieri sera alle nove Giovani BATA che viene, ora io sono qua, sto andando a Santa Caterina
BARBIERI D.: eh!
BARBIERI V.: eh! e passo di là dalla sala, tu come l’hai messi…non è che hai messo a Nino CARTELLA …
BARBIERI D.: non lo mettevo a Nino CARTELLA io
BARBIERI V.: perché…a Nino CARTELLA non l’hai messo?
BARBIERI D.: non l’ho messo! ne a lui e ne a Paolo …inc…, li sistemiamo, vediamo chi viene, chi non vieneBARBIERI V.: viene! loro due vengono
BARBIERI D.: a Giovanni BATA l’ho messo con Mico Barbieri mi sembra e con coso
BARBIERI V.: si perché da Matteo …inc…
BARBIERI D.: no, no! a quei de non ho sistemato, perché non so se viene Manlio, non so se viene
coso, onestamente…
BARBIERI V.: viene, viene, Manlio viene ! poi non ti ha detto che viene Manlio con il Sindaco pure
BARBIERI D.: va bene!
BARBIERI V.: io sto andando a Santa Caterina che forse gli manca colla
BARBIERI D.: che cosa ha fatto?
BARBIERI V.: gli manca colla forse, vado e gliela prendo
BARBIERI D.: eh! manca colla! ma oggi stanno lavorando?
BARBIERI V.: si! stanno lavorando!
BARBIERI D.: e dove gliela prendi oggi la colla? Enzo!…portiamoci le bomboniere nella sala…ha le
bomboniere…
BARBIERI V.: va bene! ciao!
BARBIERI D.: ciao!
BARBIERI V.: va bene! ciao!
***
Proprio in quest’ultima conversazione, BARBIERI Vincenzo, conversando con il fratello Domenico, gli confermava che il Consigliere FLESCA Manlio Luigi sarebbe arrivato con il Sindaco SCOPELLITI. Sin dal mattino del 15.10.2006, veniva predisposto un servizio di osservazione in località Pettogallico (RC) nei pressi della Chiesa, in cui si sarebbe celebrata la funzione religiosa, nonché presso il ristorante “Villa Fenice” di Gallico (RC) dove, successivamente, i genitori dei fratelli BARBIERI avrebbero intrattenuto gli invitati. Il servizio permetteva di rilevare, oltre la presenza delle autovetture in uso a questi ultimi, anche quelle in uso a soggetti attenzionati nella presente indagine:
ore 11:20 lungo la strada che da Gallico porta a Calanna, nella frazione di Pettogallico, all’altezza della chiesa vengono notate diverse autovetture parcheggiate, fra cui la:
Fiat MAREA S.W. color blu targata AS425TS in uso a BUDA Pasquale;
MERCEDES C 220 CDI targato CJ630WV intestato a CREAZZO Giuseppe, nato a Scilla il 16.11.1963;
ore 12:45 diverse autovetture indicate nella relazione scendono dalla strada che da Calanna porta a Gallico.
ore 13:30 viene riscontrata la presenza di parecchie autovetture notate prima in località Pettogallico; le suddette sono parcheggiate all’altezza del ristorante “Villa Fenice” sul lungomare di Gallico.
13:55 all’interno del viottolo che porta all’ingresso del ristorante “Villa Fenice”, viene notata la presenza delle seguenti autovetture:
LANCIA K color grigio chiaro targata BN128VV, intestata a QUESTURA di ROMA Ufficio Automezzi via San Vitale nr. 1 Roma, con un lampeggiante sul tetto in dotazione alle forze dell’ordine, autovettura solitamente utilizzata dal sindaco Giuseppe SCOPELLITI.
Porsche Cayenne di color nero targato CW474TP, intestata a Finconsumo Banca SPA res. in via Nizza 262/26 Torino, in uso all’indagato FAVARA Gianluca;
Lancia Lybra targata BT459AE, intestata a Finanziaria M3 SPA residente in via Goito 46 Roma, in uso a MARTORANO Santo Alfonso.
***
L’autovettura Lancia K, intestata alla Questura di Roma, alle ore 14:57 del medesimo giorno, veniva notata dal personale operante, transitare a velocità elevata sul lungomare di Catona, proveniente da Gallico e dirigersi sull’A3 direzione Reggio Calabria.
***
Proprio quel giorno, i militari della Stazione CC di Pellaro in servizio di svolgere Ordine Pubblico alla Stadio “Granillo” di Reggio Calabria, in occasione dell’incontro calcistico Reggina-Roma, notavano alle ore 17,45, salire a bordo dell’autovettura istituzionale LANCIA K color grigio chiaro, targata BN128VV tre persone, tra cui il sindaco SCOPELLITI Giuseppe.
***
Il giorno successivo, ovvero il 16.10.2006, alle ore 09.30, all’interno dell’autovettura Fiat Stilo, targata CC130AS, BUETI Natale97 domandava ad ALVARO Cosimo informazioni su chi fosse presente al ricevimento per l’anniversario di matrimonio dei genitori dei fratelli BARBIERI, nonché sul luogo dove si era svolto. ALVARO Cosimo riferiva che il ricevimento era avvenuto presso il ristorante “La Fenice” di Gallico, asserendo che erano presenti: il sindaco Giuseppe SCOPELLITI, MARTORANO Santo Alfonso, l’assessore VILASI Gesuele e tutti gli esponenti del partito della Margherita e dell’UDEUR.
In relazione, alle figura di VILASI Gesuele, si precisa che BARBIERI Domenico e BUDA Pasquale avevano avuto un incontro con lo stesso, così come evidenziato nelle pagine precedenti. La presenza di esponenti politici, nonché di personaggi appartenenti ad agguerrite associazioni mafiose, non lasciava alcun dubbio sulla centralità di BARBIERI nelle dinamiche criminali e politiche della città di Reggio Calabria.
BUETI Natale: ove siete stati al ristorante o a casa…
ALVARO Cosimo : ..inc…
BUETI Natale: ove?…là…
ALVARO Cosimo: alla Fenice…
ALVARO Cosimo: ..incomp…
BUETI Natale: …e il sindaco era con loro…invitato da lui… da loro o si trovava lì…
ALVARO Cosimo: …no…era li con loro…
BUETI Natale: …è un amico allora si conoscono, Marturano non lo vota però…
ALVARO Cosimo: …ah?…
BUETI Natale: ..però non lo votano…
ALVARO Cosimo: …a chi?…
BUETI Natale: ..Carmelo non lo vota…e con Marturano…
ALVARO Cosimo: …eh?
BUETI Natale: ..Carmelo… c’era pure Marturano…
ALVARO Cosimo: …c’era Marturano, c’era l’assessore VILASI della Provincia…
BUETI Natale: ..tutti Margherita…UDEUR… cosi…
ALVARO Cosimo: ..si…una bella festa compare…
BUETI Natale: …eh…quanti fratelli sono loro…sono tanti…no?…
ALVARO Cosimo: …no…tre fratelli…
BUETI Natale: …quanti fratelli sono?
ALVARO Cosimo: …tre fratelli e una sorella…
BUETI Natale: …a tre sono?…BUETI Natale: …quella là sotto?…
Dei politici tirati in ballo solo Gesuale Vilasi è andato dai magistrati a dire di non aver preso parte a quel pranzo. La sua parola contro quella dei Carabinieri. Ma Scopelliti, nello specifico, intervistato da David Pierluigi per il Fatto Quotidiano ha confermato dicendo che si trovava a pranzo da persone “incensurate”.
Chi vivrà vedrà…
antonino monteleone
mercoledì 11 agosto 2010
''Berlusconi spieghi come acquistò la villa di Arcore''
Il finiano invita il Cavaliere a spiegare ''come riuscì ad assicurarsi per soli 500 milioni di lire questo immobile di 3.500 metri quadri con terreni di circa un milione di metri quadri grazie al ruolo di Cesare Previti prima avvocato della venditrice e subito suo legale e uomo di fiducia''.
''Fini - aggiunge Briguglio - ha dato risposte precise ed esaurienti sulla casa ereditata da An a Montecarlo. Attendiamo ora che altrettanto faccia il presidente del Consiglio. E dica anche - continua - se lui, la sua famiglia, il suo gruppo imprenditoriale fanno ricorso a società offshore con sede in paradisi fiscali e dia tutti i dettagli sugli intrecci fin dall'inizio della sua attività imprenditoriale con finanziarie svizzere. Aspettiamo sue dettagliate ed esaurienti risposte. Al punto in cui siamo - conclude - il primo a dimostrare il massimo della trasparenza deve essere il capo del governo".
Intanto, botta e risposta a distanza tra il coordinatore del Pdl Sandro Bondi e il capogruppo di Fli che in un'intervista ha chiesto le dimissioni di Silvio Berlusconi. ''Chiedere come fa oggi Bocchino da una parte le dimissioni pressoché dell'intero governo e dall'altra parte la convocazione di un vertice con tanto di verifica - sottolinea Bondi -, tradisce l'estremo stato di confusione e di smarrimento in cui si trova il capogruppo di Fli''. ''Ho l'impressione - continua - che a Bocchino sfugga, quantunque faccia sfoggio di baldante sicurezza, la durezza e al tempo stesso la complessità della politica".
Immediata la reazione del capogruppo di Fli che rispedisce al mittente l'accusa e ribatte: ''Sandro Bondi anziché aggredirmi verbalmente dicendo che sono in stato confusionale farebbe bene a dirci se nella scala dei suoi valori deve dimettersi prima un plurimputato come Berlusconi o il presidente Fini a cui la magistratura non ha niente da chiedere neanche come persona informata sui fatti''.
''La differenza tra noi e Bondi - continua Bocchino - è anche nella lealtà perché noi abbiamo sempre difeso Berlusconi dalle aggressioni esterne mentre loro si sono fatti promotori di un'aggressione contro Fini soltanto perché, e uso parole di Feltri, non si è voluto 'mettere a cuccia' nel 'partito contorno'''. ''Che Bondi provi piacere a stare a cuccia facendo il contorno di Berlusconi è comprensibile, così come è comprensibile che Fini con la sua storia e il suo consenso abbia scelto di non starci'', conclude il capogruppo di Futuro e Libertà.
mercoledì 4 agosto 2010
Famiglia Cristiana: "Stato padronale, ministri ridotti a servitori"
Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza.
Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto.
Contro l’impotenza morale del Paese, il presidente Napolitano ha invocato i «validi anticorpi» di cui ancora dispone la nostra democrazia e la collettività. Famiglia, scuola e, soprattutto, mondo ecclesiale sono i primi a essere chiamati a dare esempi di coerenza e a combattere il male con più forza. Anche di questo si dibatterà a Reggio Calabria, dal 14 al 17 ottobre, nella 46ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Dei 900 delegati, 200 sono giovani. Una scelta. Un investimento. Un piccolo segnale di speranza.
(tratto da Famiglia Cristiana del 5 agosto 2010)
domenica 25 luglio 2010
Granata: “Una ciclopica questione morale nel PdL”
Da una parte è evidente ed esibita l’intenzione di contestare alla maggioranza una persecuzione nei confronti della corrente finiana a scapito di impegni più importanti; ma nel pezzo pubblicato in prima pagina sul Secolo di oggi a firma dell’onorevole Fabio Granata – uno dei più agguerriti esponenti di quella corrente – c’è soprattutto un salto di qualità nella contestazione dall’interno del malaffare che condiziona pesantemente le attività del partito. E che segue l’eclatante protesta dei giovani del PdL della settimana scorsa contro la santificazione di Marcello Dell’Utri all’indomani della sua condanna. Scrive oggi Granata:
Gli arresti di Flavio Carboni e compagnia sembrano confermare, con un ulteriore gravissimo tassello, l’esistenza di una ciclopica questione morale che attraversa la politica italiana e il partito nel quale abbiamo fatto confluire la storia antica, nobile e trasparente della destra italiana. Logge coperte, intrighi, collegamenti mafiosi, personaggi che ritornano dalle pagine buie della Repubblica, ci hanno catapultato in uno scenario, un po’ vintage, da Romanzo criminale.
Granata poi ricorda gli attacchi personali nei suoi confronti e di altri suoi colleghi (Bongiorno, Bocchino, Fini) arrivati dall’interno del PdL, sottolineando quello del ministro Bondi. E rimprovera Prestigiacomo, Cicchitto, Frattini – “per non parlare dei vecchi amici – si fa per dire – di An” – di tacere sulla summenzionata “questione morale”: “opache dinamiche molto di confine tra politica, affari e criminalità organizzata”.
Il grande business dell’eolico selvaggio che sta devastando il paesaggio delle nostre isole e del Mezzogiorno, il riciclaggio di denaro di dubbia provenienza, il condizionamento a fini economici delle scelte politiche, il filo rosso di rapporti e ambienti confinanti con le mafie, gli attestati di eroismo a mafiosi conclamati, la presenza di pregiudicati nelle liste o nei Consigli regionali e tante altre poco lusinghiere vicende, il tutto senza che nei vertici del Pdl ci sia mai stata una parola di condanna o di allarme o uno sforzo per imporre regole e comportamenti all’altezza di un progetto politico che dovrebbe governare l’Italia e rilanciare la sua nobile storia…
L’intervento si conclude con l’evidente – tardivo? – allarme di chi è convinto di aver consegnato una storia politica di legalitarismo all’illegalità e all’indulgenza nei suoi confronti.
Queste le gravissime questioni sulle quali ci piacerebbe vedere all’opera il decisionismo del premier Berlusconi. Tra mille critiche e scomuniche siamo stati i soli a chiedere un passo indietro a Cosentino e le dimissioni a Scajola e Brancher, salvo poi vederci dar ragione dallo stesso premier. I soli a opporci all’approvazione di un testo sulle intercettazioni che avrebbe fatto a pezzi strumenti indispensabili di indagine e contrasto a mafie e corruzione, i soli a stigmatizzare i continui tentativi di nuovi condoni edilizi, grandi regali alle mafie delle speculazioni e del cemento, i soli a riaffermare l’esigenza di verità e giustizia sulle stragi del ‘92. Altro che “controcanto”, qui c’è di mezzo la difesa di una vocazione politica antica e nobile. E soprattutto un grande patrimonio di sogni, lotte e speranze che non permetteremo siano infangate o neutralizzate da piccoli uomini al servizio di interessi oscuri.
sabato 3 luglio 2010
La casta delle Regioni: in Calabria i consiglieri guadagnano più di Sarkozy
Cari ci costano i consiglieri regionali. Pesa più uno di loro sulle casse pubbliche italiane, che un premier sull’erario della Spagna o della Francia o del Brasile. Un eletto alla Regione Calabria, al netto di alcune indennità, prende di stipendio 11.316 euro al mese: Zapatero si ferma a 7.296, Sarkozy 6.714, Lula non arriva a tremila. E non ci sarebbe niente da tagliare nei regni dei governatori della Penisola, in quelle caste regionali che da decenni sottraggono immense risorse su cui fondano la propria fortuna? Per restare in Calabria, un consigliere regionale guadagna più dei suoi omologhi di Belgio, Germania e Svizzera messi insieme.
Facciamo due facili conti. Nella regione belga delle Fiandre, che ha 2.435.879 abitanti, cioè un milione in più della Calabria, lo stipendio medio di un consigliere è di 5.500 euro. In Germania, nell’area di Amburgo (1.777.373 abitanti) la cifra percepita dall’eletto del popolo è di 2.280 euro. In Svizzera - la patria di quel modello federale che vorremmo introdurre anche quei e se l’importazione fosse ben fatta potrebbe farci risparmiare - i Cantoni hanno poteri assai superiori a quelli delle nostre attuali regioni, e anche dei Lander tedeschi, ma i membri del parlamento federale percepiscono un salario nullo perchè lì la politica non è un mestiere. E allora: lo zero degli svizzeri, più i 5.500 dei belgi più i 2.280 dei tedeschi (anche se in certe zone guadagnano anche di più) fanno in totale 7.780 euro. Molto meno di quelli di un politico di Reggio o di Cosenza o dei consiglieri pugliesi rimborsati ogni dodici mesi con la bella cifretta di 10.433 euro (il presidente Vendola ne intasca 12.716, ogni assessore 11.865) o di quelli lombardi (9.063) o piemontesi (8.963) o veneti (8.004) o campani (10.817). E si tratta di gruzzoletti nei quali - come specifica l’ultima rivelazione realizzata dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni - nei quali non rientrano altre voci variabili, quali l’indennità di presenza o i rimborsi chilometrici.
A una manovra nazionale di 25 miliardi, qualche sacrificio nelle buste paga locali non gioverebbe? Senza parlare in questa sede dei possibili risparmi nel mare magnum e poco limpido della sanità, che secondo alcuni istituti di ricerca come il Cern potrebbero addirittura fruttare undici miliardi (pari a quasi la metà dei risparmi generali voluti da Tremonti), basterebbe notare che negli ultimi dieci anni le Regioni, cioè la loro legislazione e i loro apparati, hanno aumentato il tasso di spesa del 50 per cento rispetto alle performance di tutti gli altri organi e istituzioni dello Stato. Osserva Emilio Fuccillo, nel libro più aggiornato sulla ”sprecopoli” a livello locale, intitolato «La casta delle regioni» (Editori Riuniti): «Per ogni euro in più che lo Stato spende da dieci anni rispetto al suo bilancio, le Regioni ne spendono uno e mezzo rapportato ai propri bilanci. E non è che lo Stato centrale in questo decennio abbia risparmiato».
C’è una grande Regione, la Lombardia, che ha 25 consolati propri (le chiamano «antenne sul mondo») in altrettanti Paesi: da Cuba alla Polonia, dall’Uruguay al Giappone. Per non dire delle 21 ambasciate regionali allestite a Bruxelles e delle centinaia di ”presidi” - con palazzetti in affitto o di proprietà - sparsi nei quattro Continenti che inutilmente si è cercato di abolire anni fa, tramite una proposta di legge di due pionieri sconfitti della lotta a Sprecopoli: i senatori Salvi e Villone.
C’è una mini-regione, il Molise, che spende più delle grandi. L’amministrazione ha ottocento dipendenti: 26 ogni diecimila abitanti, mentre la media nazionale è di 10 ogni 10.000 abitanti. E’ particolarmente elevato anche il tasso di dirigenti in rapporto ai dipendenti (119 dirigenti ogni mille assunti) e nel numero abnorme di consulenti c’è chi - un tale Giuseppe Scassera - arriva a guadagnare 210.716 euro annui. I consiglieri delle società possedute dalla disastrata Regione Lazio incassano ogni anno due milioni di euro. E si tratta solo delle società controllate, che sono 12, cui andrebbero aggiunte le partecipate - direttamente o indirettamente - che sono 50. Il Piemonte ne ha 217, l’Umbria 180 e togliere il grasso alla casta non sarà affatto facile. Anche perchè la resistenza spara i suoi colpi micidiali. In Puglia, per esempio, sono appena stati aumentati gli stipendi dei direttori delle Asl e dei manager. E perfino il partito del presidente Vendola sta facendo fuoco e fiamme contro questa spudoratezza che fa a pugni con l’austerità da crisi. Il governo invece, per volere del ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, ha impugnato la legge molisana della giunta Iorio (che è di centro-destra) che prevede l’aumento di stipendio per i funzionari della Regione.
Si arriva - anzi s’irrompe! - nella comica quando si scopre che i novanta consiglieri siciliani si sono attribuiti 5.000 euro a testa di indennità per le spese dell’ultimo viaggio. Insomma, funerali pagati. In vita, hanno stipendi come quelli dei senatori a Roma: 19.685 euro netti al mese. «Più autista, cellulari di servizio e rimborsi per viaggio mentre ancora respirano. «Alla loro mensa - specifica Fuccillo nel suo libro - un pasto completo costa sette euro e mezzo. Per il logo della Regione, per studiarlo, mica per farlo, sono stati stanziati e spesi 216mila euro». Comunque i novanta non sono egoisti. Ogni anno distribuiscono 240 milioni di euro per pagare i docenti dei corsi di formazione professionale - uno dei grandi buchi neri dello spreco delle regioni - che costano in media 180.000 euro ognuno, sono frequentati mediamente da undici allievi di cui soltanto uno e mezzo in media trova lavoro.
Quando la Finanziaria del 2006 stabilì un taglio del 10 per cento delle indennità regionali, la Campania si rivolse alla Corte Costituzionale che le diede ragione «in nome dell’autonomia». La quale vale per le pensioni. E così, se per i parlamentari la pensione non può mai superare il 60 per cento dell’indennità lorda, in Piemonte si può arrivare all’80 per cento, in Calabria all’84, in Puglia al 90. E se ai parlamentari serve almeno una legislatura piena per avere la pensione, ai loro colleghi di certe regioni la pensione scatta dopo un anno.
Più casta di così non si può. Ma meno si deve. A dispetto d’ogni piagnisteo.
(tratto da "Il Messaggero" del 17 giugno 2010)