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giovedì 21 ottobre 2010

"Scopelliti e le verità nascoste" di Antonino Monteleone


Un giorno il pentito Vincenzo Curato ha cominciato a parlare coi magistrati rivelando i rapporti, di cui tutti bisbigliavano, tra i fratelli Franco e Mario Straface e uno dei boss della ‘ndrangheta dell’alto ionio cosentino Maurizio Barilari.

Il particolare di non poco conto è che Franco e Mario Straface hanno una bellissima sorella che fa il sindaco di Corigliano Calabro. Qualche migliaio di anime e un ruolo determinante negli equilibri delle cosche della Sibaritide.

I contenuti di quei verbali, anticipati da molti giornali locali e da alcuni siti internet, tra cui “La voce di Fiore”, passarono inosservati. Una cortina di silenzio avvolgeva quelle rivelazioni che risalgono ad oltre 2 anni fa.

Impassibile, Pasqualina Straface, sindaco Pdl, respinse le richieste di dimissioni perché, a suo dire, i fratelli erano una cosa e la sua attività politica erano un’altra. Peraltro all’epoca i due non erano nemmeno indagati.

La sua posizione non è cambiata nemmeno quando i due sono finiti in manette. “Io sono pulita”, ha detto. Poi sono cominciati ad emergere gli appalti truccati, i favori alle aziende di famiglia e i voti ottenuti proprio dalla propaganda dei germani Straface.

Niente lei si è difesa. “Non sono nemmeno indagata”.

Oggi è indagata e nel suo comune sono arrivati i commissari per verificare se (e quanto) il comune ha subito condizionamenti di tipo mafioso. Di fare un passo indietro non se ne parla proprio.

Della storia di Corigliano Calabro e del Sindaco Pasqualina Straface non si parla più sulle pagine delle cronache locali di un quotidiano regionale. E le cose potrebbero presto cambiare.

Così succede anche a Giuseppe Scopelliti.

Una carriera politica fulminante e ricca di successi. A soli 43 anni è governatore della Calabria, la Regione su cui pioveranno milioni di euro di finanziamenti pubblici e disastrada da decenni di mala amministrazione.

E Scopelliti, forte di una condanna della Corte dei Conti (1 milione di euro da rifondere all’erario assieme al dirigente Giuseppe Granata) e di un’altra a 6 mesi di reclusione per omissione di atti d’ufficio nel processo “Longhi-Bovetto”, ha chiesto la fiducia ai calabresi. Che ovviamente con un curriculum così lo hanno preferito a tutti gli altri candidati.

Da dire c’è che in molti a Cosenza e provincia nulla sapevano di questi “dettagli”.

Ma le “brutte notizie” che riguardano Scopelliti non si fermano qui.

I suoi stretti rapporti con l’imprenditore massone, considerato vicino alla cosca Libri di Cannavò, Pasquale Rappoccio. Un incontro a Milano con il boss Paolo Martino. Gli incontri con Nino Fiume e Giovambattista Fracapane (pentiti di ‘ndrangheta) anche loro come Martino organici alla cosca De Stefano di Reggio Calabria. E il banchetto per l’anniversario di matrimonio dei genitori dei fratelli Barbieri (uno dei quali, Mimmo, è finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Meta”; mentre l’altro, imprenditore edìle, ha realizzato opere pubbliche anche per il Comune di Reggio Calabria) a cui prese parte l’attuale ricercato Cosimo Alvaro.

Finché ne parlano le cronache locali a Scopelliti non fa piacere, ma ci passa sopra.

Va detto che non risulta indagato, ma le informative del Ros dei Carabinieri parlano chiaro. E resistono a querele ed intimidazioni.

Durante la puntata di Annozero di giovedì scorso alla quale ho preso parte dallo studio, Lucio Musolino, collega di “Calabria Ora” che di questo e molto altro si è occupato con i suoi articoli, ha ricordato proprio la circostanza del pranzo organizzato dai fratelli Barbieri al ristorante “La Fenice” di Gallico (RC).

La reazione di Scopelliti?

Annuncio in pompa magna di querela a Musolino. Forte dei comunicati deliranti di Maurizio Gasparri e dei commenti al botulino di Daniela Santanché ospite anche lei in studio.

Siccome ci piace stare dalla parte della verità, ecco cosa hanno scritto i Carabinieri nell’informativa allegata al fascicolo dell’inchiesta Meta. Così chi soffia sulla cacca a suon di querele impara a tacere, visto che non intende farsi da parte.

Buona lettura.

Da pag. 272 dell’informativa.

Oltre a quanto già riferito, in ordine al ruolo avuto dal sindaco SCOPELLITI Giuseppe, circa l’assunzione della moglie di BARBIERI Vincenzo, è stato accertato che, effettivamente, la famiglia BARBIERI era in contatto con il citato Sindaco, tant’è che lo stesso, in data 15 ottobre 2006, partecipava al ricevimento tenuto presso il ristorante “Villa Fenice” di Gallico, per i festeggiamenti relativi al 50° anniversario di matrimonio dei genitori dei fratelli BARBIERI. Per la circostanza, il giorno precedente si susseguivano alcuni contatti telefonici, dai quali si desumeva che erano stati invitati al banchetto l’indagato ALVARO Cosimo91 ed i suoi fratelli ALVARO Giuseppe e ALVARO Antonio, (vedasi conversazioni progr. 742 e 743 del
15.10.2006 registrate sull’utenza *********** in uso ad ALVARO Cosimo e convers. Prog. 2370 registrata il 15.10.2006 sull’utenza in uso a BARBIERI Carmelo) nonché FLESCA Manlio Luigi, all’epoca Consigliere Comunale ed il Sindaco di Reggio Calabria, SCOPELLITI Giuseppe (vedasi conversazione prog. 2158 del 15.10.2006 registrata sull’utenza 337/948646 in uso a BARBIERI Domenico).
BARBIERI D.: pronto!
BARBIERI V.: fratello Mimmo!
BARBIERI D.: oh!
BARBIERI V.: senti!…mi ha telefonato ieri sera alle nove Giovani BATA che viene, ora io sono qua, sto andando a Santa Caterina
BARBIERI D.: eh!
BARBIERI V.: eh! e passo di là dalla sala, tu come l’hai messi…non è che hai messo a Nino CARTELLA …
BARBIERI D.: non lo mettevo a Nino CARTELLA io
BARBIERI V.: perché…a Nino CARTELLA non l’hai messo?
BARBIERI D.: non l’ho messo! ne a lui e ne a Paolo …inc…, li sistemiamo, vediamo chi viene, chi non vieneBARBIERI V.: viene! loro due vengono
BARBIERI D.: a Giovanni BATA l’ho messo con Mico Barbieri mi sembra e con coso
BARBIERI V.: si perché da Matteo …inc…
BARBIERI D.: no, no! a quei de non ho sistemato, perché non so se viene Manlio, non so se viene
coso, onestamente…
BARBIERI V.: viene, viene, Manlio viene ! poi non ti ha detto che viene Manlio con il Sindaco pure
BARBIERI D.: va bene!
BARBIERI V.: io sto andando a Santa Caterina che forse gli manca colla
BARBIERI D.: che cosa ha fatto?
BARBIERI V.: gli manca colla forse, vado e gliela prendo
BARBIERI D.: eh! manca colla! ma oggi stanno lavorando?
BARBIERI V.: si! stanno lavorando!
BARBIERI D.: e dove gliela prendi oggi la colla? Enzo!…portiamoci le bomboniere nella sala…ha le
bomboniere…
BARBIERI V.: va bene! ciao!
BARBIERI D.: ciao!
BARBIERI V.: va bene! ciao!

***

Proprio in quest’ultima conversazione, BARBIERI Vincenzo, conversando con il fratello Domenico, gli confermava che il Consigliere FLESCA Manlio Luigi sarebbe arrivato con il Sindaco SCOPELLITI. Sin dal mattino del 15.10.2006, veniva predisposto un servizio di osservazione in località Pettogallico (RC) nei pressi della Chiesa, in cui si sarebbe celebrata la funzione religiosa, nonché presso il ristorante “Villa Fenice” di Gallico (RC) dove, successivamente, i genitori dei fratelli BARBIERI avrebbero intrattenuto gli invitati. Il servizio permetteva di rilevare, oltre la presenza delle autovetture in uso a questi ultimi, anche quelle in uso a soggetti attenzionati nella presente indagine:

ore 11:20 lungo la strada che da Gallico porta a Calanna, nella frazione di Pettogallico, all’altezza della chiesa vengono notate diverse autovetture parcheggiate, fra cui la:
Fiat MAREA S.W. color blu targata AS425TS in uso a BUDA Pasquale;
MERCEDES C 220 CDI targato CJ630WV intestato a CREAZZO Giuseppe, nato a Scilla il 16.11.1963;

ore 12:45 diverse autovetture indicate nella relazione scendono dalla strada che da Calanna porta a Gallico.

ore 13:30 viene riscontrata la presenza di parecchie autovetture notate prima in località Pettogallico; le suddette sono parcheggiate all’altezza del ristorante “Villa Fenice” sul lungomare di Gallico.

13:55 all’interno del viottolo che porta all’ingresso del ristorante “Villa Fenice”, viene notata la presenza delle seguenti autovetture:
LANCIA K color grigio chiaro targata BN128VV, intestata a QUESTURA di ROMA Ufficio Automezzi via San Vitale nr. 1 Roma, con un lampeggiante sul tetto in dotazione alle forze dell’ordine, autovettura solitamente utilizzata dal sindaco Giuseppe SCOPELLITI.

Porsche Cayenne di color nero targato CW474TP, intestata a Finconsumo Banca SPA res. in via Nizza 262/26 Torino, in uso all’indagato FAVARA Gianluca;
Lancia Lybra targata BT459AE, intestata a Finanziaria M3 SPA residente in via Goito 46 Roma, in uso a MARTORANO Santo Alfonso.

***

L’autovettura Lancia K, intestata alla Questura di Roma, alle ore 14:57 del medesimo giorno, veniva notata dal personale operante, transitare a velocità elevata sul lungomare di Catona, proveniente da Gallico e dirigersi sull’A3 direzione Reggio Calabria.

***

Proprio quel giorno, i militari della Stazione CC di Pellaro in servizio di svolgere Ordine Pubblico alla Stadio “Granillo” di Reggio Calabria, in occasione dell’incontro calcistico Reggina-Roma, notavano alle ore 17,45, salire a bordo dell’autovettura istituzionale LANCIA K color grigio chiaro, targata BN128VV tre persone, tra cui il sindaco SCOPELLITI Giuseppe.

***

Il giorno successivo, ovvero il 16.10.2006, alle ore 09.30, all’interno dell’autovettura Fiat Stilo, targata CC130AS, BUETI Natale97 domandava ad ALVARO Cosimo informazioni su chi fosse presente al ricevimento per l’anniversario di matrimonio dei genitori dei fratelli BARBIERI, nonché sul luogo dove si era svolto. ALVARO Cosimo riferiva che il ricevimento era avvenuto presso il ristorante “La Fenice” di Gallico, asserendo che erano presenti: il sindaco Giuseppe SCOPELLITI, MARTORANO Santo Alfonso, l’assessore VILASI Gesuele e tutti gli esponenti del partito della Margherita e dell’UDEUR.
In relazione, alle figura di VILASI Gesuele, si precisa che BARBIERI Domenico e BUDA Pasquale avevano avuto un incontro con lo stesso, così come evidenziato nelle pagine precedenti. La presenza di esponenti politici, nonché di personaggi appartenenti ad agguerrite associazioni mafiose, non lasciava alcun dubbio sulla centralità di BARBIERI nelle dinamiche criminali e politiche della città di Reggio Calabria.
BUETI Natale: ove siete stati al ristorante o a casa…
ALVARO Cosimo : ..inc…
BUETI Natale: ove?…là…

ALVARO Cosimo: alla Fenice…
ALVARO Cosimo: ..incomp…
BUETI Natale: …e il sindaco era con loro…invitato da lui… da loro o si trovava lì…
ALVARO Cosimo: …no…era li con loro…
BUETI Natale: …è un amico allora si conoscono, Marturano non lo vota però…
ALVARO Cosimo: …ah?…
BUETI Natale: ..però non lo votano…
ALVARO Cosimo: …a chi?…
BUETI Natale: ..Carmelo non lo vota…e con Marturano…
ALVARO Cosimo: …eh?
BUETI Natale: ..Carmelo… c’era pure Marturano…
ALVARO Cosimo: …c’era Marturano, c’era l’assessore VILASI della Provincia…
BUETI Natale: ..tutti Margherita…UDEUR… cosi…
ALVARO Cosimo: ..si…una bella festa compare…
BUETI Natale: …eh…quanti fratelli sono loro…sono tanti…no?…
ALVARO Cosimo: …no…tre fratelli…
BUETI Natale: …quanti fratelli sono?
ALVARO Cosimo: …tre fratelli e una sorella…
BUETI Natale: …a tre sono?…BUETI Natale: …quella là sotto?…

Dei politici tirati in ballo solo Gesuale Vilasi è andato dai magistrati a dire di non aver preso parte a quel pranzo. La sua parola contro quella dei Carabinieri. Ma Scopelliti, nello specifico, intervistato da David Pierluigi per il Fatto Quotidiano ha confermato dicendo che si trovava a pranzo da persone “incensurate”.

Chi vivrà vedrà…

antonino monteleone

domenica 25 luglio 2010

Granata: “Una ciclopica questione morale nel PdL”


Da una parte è evidente ed esibita l’intenzione di contestare alla maggioranza una persecuzione nei confronti della corrente finiana a scapito di impegni più importanti; ma nel pezzo pubblicato in prima pagina sul Secolo di oggi a firma dell’onorevole Fabio Granata – uno dei più agguerriti esponenti di quella corrente – c’è soprattutto un salto di qualità nella contestazione dall’interno del malaffare che condiziona pesantemente le attività del partito. E che segue l’eclatante protesta dei giovani del PdL della settimana scorsa contro la santificazione di Marcello Dell’Utri all’indomani della sua condanna. Scrive oggi Granata:

Gli arresti di Flavio Carboni e compagnia sembrano confermare, con un ulteriore gravissimo tassello, l’esistenza di una ciclopica questione morale che attraversa la politica italiana e il partito nel quale abbiamo fatto confluire la storia antica, nobile e trasparente della destra italiana. Logge coperte, intrighi, collegamenti mafiosi, personaggi che ritornano dalle pagine buie della Repubblica, ci hanno catapultato in uno scenario, un po’ vintage, da Romanzo criminale.

Granata poi ricorda gli attacchi personali nei suoi confronti e di altri suoi colleghi (Bongiorno, Bocchino, Fini) arrivati dall’interno del PdL, sottolineando quello del ministro Bondi. E rimprovera Prestigiacomo, Cicchitto, Frattini – “per non parlare dei vecchi amici – si fa per dire – di An” – di tacere sulla summenzionata “questione morale”: “opache dinamiche molto di confine tra politica, affari e criminalità organizzata”.

Il grande business dell’eolico selvaggio che sta devastando il paesaggio delle nostre isole e del Mezzogiorno, il riciclaggio di denaro di dubbia provenienza, il condizionamento a fini economici delle scelte politiche, il filo rosso di rapporti e ambienti confinanti con le mafie, gli attestati di eroismo a mafiosi conclamati, la presenza di pregiudicati nelle liste o nei Consigli regionali e tante altre poco lusinghiere vicende, il tutto senza che nei vertici del Pdl ci sia mai stata una parola di condanna o di allarme o uno sforzo per imporre regole e comportamenti all’altezza di un progetto politico che dovrebbe governare l’Italia e rilanciare la sua nobile storia…

L’intervento si conclude con l’evidente – tardivo? – allarme di chi è convinto di aver consegnato una storia politica di legalitarismo all’illegalità e all’indulgenza nei suoi confronti.

Queste le gravissime questioni sulle quali ci piacerebbe vedere all’opera il decisionismo del premier Berlusconi. Tra mille critiche e scomuniche siamo stati i soli a chiedere un passo indietro a Cosentino e le dimissioni a Scajola e Brancher, salvo poi vederci dar ragione dallo stesso premier. I soli a opporci all’approvazione di un testo sulle intercettazioni che avrebbe fatto a pezzi strumenti indispensabili di indagine e contrasto a mafie e corruzione, i soli a stigmatizzare i continui tentativi di nuovi condoni edilizi, grandi regali alle mafie delle speculazioni e del cemento, i soli a riaffermare l’esigenza di verità e giustizia sulle stragi del ‘92. Altro che “controcanto”, qui c’è di mezzo la difesa di una vocazione politica antica e nobile. E soprattutto un grande patrimonio di sogni, lotte e speranze che non permetteremo siano infangate o neutralizzate da piccoli uomini al servizio di interessi oscuri.

venerdì 14 maggio 2010

"Aridateje Loiero: in Calabria puzza di ‘ndrangheta nel voto, una Procura apre gli occhi e Scopelliti piange" di Roberto Galullo, Sole24Ore


Aridateje Loiero. Non perché lo rimpiangano decine di milioni di calabresi, italiani e europei ma perché, come diceva Ennio Flaiano, il meglio è passato. E in politica le riprove sono continue. Soprattutto in Calabria, terra dove la nuova Giunta Scopelliti nasce come un “Governo Chiaravalloti-bis”.

Cinque (forse saranno sei) tra assessori regionali e sottosegretari sono gli stessi che aveva l’indimenticato e indimenticabile ex Governatore pluri-indagato del centro-destra che, come molti ricorderanno, ha impresso una tale svolta socio-economica alla Calabria che dopo è parsa a molti una liberazione la figura di Loiero Agazio (anche lui poi pluri-indagato e attualmente rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta con rito abbreviato Why Not).

Se questa è la buonanotte, potrà avverarsi la mia (facilissima) profezia: il funerale, celebrato a fine marzo 2010 nelle urne, della regione più disastrata d’Italia (e d’Europa). I giovani (Scopelliti li aveva promessi a squarciagola in ogni angolo del globo terracqueo) si riducono alla figura di Giacomo Mancini jr (di cui ancora non si sa cosa farà da grande ma che intanto sarà chiamato a giocare con i numeri del bilancio). Minchia signor tenente!

Per il resto ciofani come Giuseppe “Pino” Gentile (66 anni che logorano gli altri) e il veterinario Francesco Pugliano (55 anni e non sentirli quando vicino si ha un ras come Enzo Sculco), ne sono certo, riusciranno a scaldare le piazze e financo a far scoppiare moti popolari di gioia. Non mi addentro in altri nomi da sottobottega di potere (dove circolano soldi e clientes) perché ho pietà e dignità. Di me stesso.

Giuseppe Scopelliti, homo ridens del circo politico reggino, che aveva promesso di spezzare anche le ali ai passeri nel nome del rinnovamento, ha partorito una Giunta che grida rivolta politica e sociale. Dietro le quinte si agitano le ombre nere della politica sporca tutt’uno con la ‘ndrangheta e la massoneria inquinata, che razzolano voti in ogni modo. Financo quello pulito.

IN PERIFERIA VA PEGGIO

Se Flaiano fosse passato dalle parti di Gizzeria, paese devastato da brutture edilizie alle porte di Lamezia, avrebbe – ne sono certo – illuminato i calabresi e gli italiani con un altro dei suoi aforismi. Indegnamente ci provo io: “il meglio della politica è trapassato”.

Nel senso di morto, defunto, nella dialettica. Qui è stato eletto Pietro Raso con la lista “Gizzeria nel cuore”. Voi direte: echissenefrega! Avete ragione. Però leggete.

Raso da pochi giorni è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Lamezia per una vicenda legata all’Hotel Marechiaro di Gizzeria Lido, la struttura turistica che secondo l'accusa è abusiva e che avrebbe ottenuto illegittimamente un finanziamento di alcuni milioni dalla Regione, per l’incentivazione del settore turistico alberghiero.

Insieme a Raso a giudizio anche chi? Due volti noti, accusati di truffa: Giuseppe Chiaravalloti (dalla cui lista di uomini Scopelliti si è abbeverato avidamente) e Pino Gentile, all’epoca assessore regionale al Turismo e che oggi è salito alla destra dell’homo ridens con una prestigiosa nuova carica assessorile: Lavori pubblici. Un inciso: personalmente ho sempre creduto che Gentile fosse, è e sarà il vero Governatore-ombra: nella Giunta Chiaravalloti prima e in questa Giunta simil-Chiaravalloti targata Scopelliti. Il suo potere è enorme anche quando sembra in disgrazia.

Per alcuni reati del procedimento sulla struttura turistica è stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione e per altri reati è stata dichiarata l'incompetenza territoriale con la trasmissione degli atti alla procura di Catanzaro. Il giudice della udienza preliminare (Gup) – ci informa la Gazzetta del Sud – “lo ha deciso al termine delle arringhe difensive dell'avvocato Luigi Scaramuzzino, che ha difeso l’ex sindaco di Gizzeria Michele Rosato, il suo ex vice Francesco Argento e appunto l'ex assessore comunale Raso, accusati di associazione per delinquere e truffa. Rosato, Raso e Argento hanno scelto il giudizio abbreviato”. Domani, giovedì 22 aprile, si svolgerà la prima udeinza davanti al Gup.

Francesco Argento è stato nominato vicesindaco nella neo eletta Giunta. Michele Rosato ha fatto carriera: è consigliere provinciale.

Detto per inciso: sono garantista e dunque attenzione. Nessuno di quelli che ho elencato è colpevole di nulla. Saranno i gradi di giudizio a stabilire. Non sono un giudice, mi limito a raccontare fatti. E questi sono fatti.

Altra cosa è ragionare sull’opportunità di candidare, eleggere e far governare persone che hanno vicende giudiziarie in itinere. Su questo ciascuno ha le proprie idee: io sono per l’immacolatezza e la verginità che non prescindano mai dalle aule e dal corso della Giustizia.

L’INSEDIAMENTO E LA SCOMPARSA (APPARENTE) DI PD E PDL

Il 18 aprile il sito www.gizzeriaonline.it ci informa che il: “…nuovo consiglio comunale dell’amministrazione guidata da Pietro Raso inizia con il primo cittadino visibilmente emozionato e con l'apporto di alcuni tra i maggiori esponenti del Pdl calabrese: Mario Magno, neoeletto nel consiglio regionale della Calabria, e dell'onorevole Mario Tassone, esponente di spicco dell'Udc calabrese. Presente alla seduta anche il più votato tra i candidati dell'opposizione nel consiglio regionale nella circoscrizione elettorale provinciale di Catanzaro, Antonio Scalzo del Partito democratico che a Gizzeria ha rinunciato alla competizione elettorale non presentando la lista. Quell'area politica che giusto tre anni fa aveva vinto le elezioni è stata la grande assente al primo consiglio comunale. In sala, erano presenti il coordinatore del Pdl locale Antonello Maruca e il consigliere provinciale Michele Rosato. Il neo sindaco Pietro Raso nel suo intervento di apertura, ha dichiarato che i punti fondamentali della sua amministrazione, che guiderà il comune di Gizzeria dopo nove mesi di commissariamento in seguito alle dimissioni di nove consiglieri dell'ex amministrazione guidata da Sergio

Trapuzzano, saranno legati alla legalità e alla trasparenza amministrativa”.

TRASPARENZA E LEGALITA’

Non vi sarà sfuggito che le nobili e condivisibili parole dell’emozionato Raso fanno riferimento a legalità e trasparenza. Bene, bravo, bis, oltre che pietas per un sindaco che – neppure eletto – è stato oggetto il 26 marzo di un atto intimidatorio: un uovo di Pasqua contenente 250 grammi di esplosivo, ai quali era collegata una miccia, lasciato davanti al portone di casa. Però che bella sorpresa…

Lo stesso giorno – il 26 marzo – l’allora candidato Governatore Scopelliti faceva bella mostra di sé nella centralissima piazza San Pio di Gizzeria, al fianco di Pietro Raso con il deputato del Pdl Pino Galati (altro storico pluri-indagato). Un tour de force più che un tour elettorale.

Parliamo di trasparenza e dialettica politica. La lista “Gizzeria nel cuore”, capeggiata da Raso ha vinto in maniera sorprendente (e con circa il 90% dei voti). L’unica lista concorrente, messa in piedi all’ultimo momento forse solo per legittimare elezioni e voto, era “Popolari per la libertà” che presentava come candidato sindaco chi? Ma lo zio ottantaduenne di Pietro Raso: Antonio Raso! I seguaci dell’arzillo politico hanno beccato una manciata di suffragi che a mettere i votanti in un condominio, metà degli appartamenti sarebbero rimasti sfitti.

E gli altri? Uno spettacolo! Il Pdl per bocca Michele Chirillo, l’esponente di punta del partito locale, dichiarò che avrebbe tanto voluto costituire una lista civica ma fu poi costretto a rinunciare «poiché non si sono riscontrate le condizioni politiche né di opportunità per il paese».

Ma il capolavoro, il vero capolavoro è stato del Pd. Non ha presentato lo straccio di una lista ma il suo segretario locale, Francesco Cortellaro, a pochi giorni dalle elezioni ha dichiarato che “…lo scontro politico vero, si hanno fondati motivi per crederlo, è soltanto rinviato di qualche mese. Nessuno si illuda. Come nelle partite di calcio è finito soltanto il primo tempo”.

LA PROCURA RACCOGLIE MATERIALI

Leggete bene in filigrana quella dichiarazione. Io ricavo la sensazione che il Pd locale avesse fiutato un’aria strana. Magari un venticello – se di calunnia o di buona informazione, saranno i prossimi atti e fatti a dirlo – che porta verso la Procura di Lamezia Terme.

Inutile negarlo. Da quando è arrivato a guidarla Salvatore Vitello (a proposito: le nuove demolizioni di manufatti abusivi, una trentina, sono prossime a partire nella città dopo la ricognizione del Genio militare) la musica è cambiata. Le orecchie si sono alzate e gli occhi si sono spalancati. Vitello gli attributi ce li ha e – se lo lasceranno fare – romperà parecchie uova (di Pasqua) nel paniere.

Tutto lascia credere che la Procura stia raccogliendo materiale e informazioni per capire se e quanto la ‘ndrangheta abbia influito sulle dinamiche politiche prima e sul voto poi.

A sparare presto cartucce politiche sarà proprio il Pd che prima nell’inutile Commissione parlamentare antimafia e poi verosimilmente attraverso un’interrogazione parlamentare chiederà conto al ministro dell’Interno Roberto Maroni proprio della regolarità, in ogni fase, delle elezioni a Gizzeria.

Sul tavolo di alcuni parlamentari calabresi sta girando un vecchio rapporto della Commissione parlamentare antimafia nientepopodimenoche del 2006.

LA RELAZIONE CENTARO

Si tratta della cosiddetta “relazione Centaro” approvata il 18 gennaio e spedita alle Camere due giorni dopo.

A pagina 187 di quella relazione si legge che “…per quel che riguardava il territorio lametino, la Dia riportava a fine 2003 la presenza di diversi gruppi criminali (De Fazio, Iannazzo-Giampà, Cerra-Torcasio, Bagalà, Argento, Mauro-Corrado, Dattilo) e di alcune famiglie satelliti (Pontecannizzaro, Gualtieri e Gattini). Nel circondario di Sambiase e Nicastro erano presenti anche le cosche Mercuri-Arcieri e Strangis…”.

In particolare molti attribuiscono una presenza costante e sottotraccia della famiglia Argento (cognome diffuso a Gizzeria), per il suo costante contatto con la famiglia Mancuso di Limbadi, una delle più ricche e sanguinarie cosche di ‘ndrangheta nella provincia di Vibo Valentia.

Nella stessa “relazione Centaro”, tra pagina 91 e pagina 92 si legge che “…Per quanto concerne, infine, l’esercizio della forza intimidatrice nei confronti dei cittadini, si riportano a titolo esemplificativo alcuni passi di intercettazione.

Durante la conversazione delle ore 01.19 del 31/10/2001, intercettata

all’interno dell’autovettura di Domenico Scardamaglia, Domenico Mancuso pianificava con l’interlocutore una serie di estorsioni e premetteva che avrebbero preparato un paio di surfalora”.

Con il termine «surfalora» in dialetto si intende un particolare tipo di fuochi d’artificio: Domenico Mancuso intende quindi riferirsi a ordigni esplosivi per danneggiamenti a strutture edilizie. “Alle ore 16.54 del 5/11/2001 nella medesima autovettura – prosegue la relazione della Commissione parlamentare antimafia – Domenico Scardamaglia e Domenico Mancuso si recavano nella zona dell’Angitola per avere un colloquio con tale Emilio Giordano, presumibilmente camionista,e con tale Franco Argento (*) dell’agenzia. Diego Mancuso, per il tramite di Nicola Bevilacqua, percepiva dall’Agenzia Minieri Trasporti di Falerna somme di denaro per ogni singolo viaggio effettuato da quei camionisti. I due discutevano del metodo da osservare per costringere terzi a rivolgersi alla predetta agenzia ed osservavano che ai parenti di La Pianera stato spiegato «chi c’era dietro» l’agenzia (cioè Diego Mancuso)…”.

Non resta che aspettare. E seguire gli eventi per capire come e quanto resisteranno la Giunta “Chiaravalloti-Scopelliti” e la Giunta Raso-Argento.

E quanto resisteranno decine di amministrazioni calabresi sulle quali le Procure ordinarie e le Procure distrettuali antimafia della Calabria hanno aperto fascicoli.


r.galullo@ilsole24ore.com

(*) In questo articolo mi occupo, tra le molte cose, anche del vice sindaco di Gizzeria, imputato in un procedimento penale. In ragione del suo cognome trascrivo un passo della relazione parlamentare cosiddetta Centaro che segnalava la presenza in loco, tra le altre, dell’omonima famiglia mafiosa e segnalo la diffusione di quel cognome.
Non è mia intenzione approfondire la figura dell’Argento citato nella
relazione (persona a me del tutto sconosciuta) poiché il mio interesse è rivolto a tutt’altro e al vicesindaco, suo quasi omonimo.
Apprendo dal legale dell'interessato che lo stesso, dopo la approvazione della relazione, è stato assolto e riconosciuto innocente da ogni accusa, cosa della quale prendo volentieri atto.

mercoledì 28 aprile 2010

"Elezioni in Calabria: una regione sotto ricatto" da Exit, La7 del 23 aprile 2010

Oggi, nel Sud Italia, i nuovi presidenti e consiglieri di regione hanno un difficile compito che, poi, è sempre lo stesso: amministrare soldi pubblici che, in passato, sono stati gettati al vento o sono finiti, ancor più spesso, nelle tasche della criminalità organizzata. Molti, direi anche tutti, promettono il cambiamento e noi, tutti, ci speriamo, ma quali sono gli interessi che remano contro?
Roberto Saviano, alla vigilia delle elezioni, aveva detto: “Il voto al Sud non è libero. Troppi interessi, troppa disperazione, troppa criminalità”. In una regione sotto assedio della ‘ndrangheta, è davvero libero il voto dei cittadini?
L’ex procuratore di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, con lucidità e franchezza, lo ammette: “Parlare di infiltrazioni mafiose, in Calabria ed in Sicilia, è anacronistico ed antistorico. L a mafia oggi non s’infiltra; la mafia oggi è talmente forte da essere socia e partner, partecipa alla mensa del potere”. Ed il potere, in Calabria, significa soprattutto sanità: ospedali pubblici e cliniche private o, meglio, “sanità pubblica a conduzione pubblica e sanità pubblica a conduzione privata”.
Sarebbe stato opportuno verificare la composizione delle liste prima del voto, come aveva tuonato l’on. Angela Napoli. Oramai, bisogna solo sperare che tra i nuovi consiglieri regionali non vi siano uomini prestanome perché questo è già successo e lo sappiamo.
Le mafie non s’infiltrano più solo nella politica e nell’economia: quasi fossero un partito o un’associazione di categoria, esse siedono al tavolo delle trattative per gestire soldi e potere, per esempio quelli della sanità che, in Calabria, serve l’80% del bilancio pubblico regionale. Per questo i politici, puntano a metterci le mani, costi quel che costi.
“La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile e questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo”: l’ha scritto Corrado Alvaro cinquant’anni fa e l’ha ripetuto, il mese scorso, Roberto Saviano.
A tal proposito, vi propongo questo documento filmato, trasmesso da LA7 nel corso della puntata speciale del 23 aprile scorso, dal titolo “Elezioni in Calabria: una regione sotto ricatto”. È brutale ma illuminante e vero. La storia si ripete e dimostra che la Calabria ed i calabresi, da soli, non si libereranno; anzi, continueranno ad essere schiavi e succubi delle loro contraddizioni, anomalie ed abusi: quasi sempre, è stato lo “straniero” ad accorgersene, a parlarne apertamente, a metterli in evidenza ed a denunciarli. In questo caso, è stato l’occhio obiettivo ed attento di una giornalista , ancora una volta non calabrese.








lunedì 19 aprile 2010

'Ndrangheta, don Ciotti: “calabresi s'impegnino in rete antiracket”

"Credo che 'reggioliberareggio' sia un fatto straordinario. Sono coinvolte 52 associazioni con ispirazioni e riferimenti diversi: dalla Caritas, alle Acli, all'Agesci, ad Azione Giovani, ai sindacati". Lo dice ai microfoni di CNRmedia Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, parlando della nuova rete solidale per sostenere le vittime del racket che viene presentata ufficialmente domani a Reggio Calabria. "C'è una grande trasversalità che accompagna tutto questo: ci si è messi insieme, ci si è preparati, per stimolare poi gli aderenti delle varie associazioni ad un maggiore impegno di vicinanza a chi è vittima del racket", ha aggiunto Don Ciotti, ricordando che lo slogan di 'reggioliberareggio' e' "la libertà non ha pizzo". L'obiettivo e' che nasca "un'associazione anti-racket che veda i calabresi impegnati nelle diverse associazioni come protagonisti - prosegue don Ciotti -. Il nostro compito è più una sfida culturale educativa, il fatto di coinvolgere la gente, di dare sostegno, di indicare le botteghe dove non si paga il pizzo perché la gente faccia una scelta di sobrietà, di qualità e di sostegno". (AGI)

venerdì 13 novembre 2009

"Navi dei veleni, Napoli: Il Governo nasconde la verità"


"Quei veleni top secret"
di Riccardo Bocca
(tratto da L'Espresso del 12/11/2009)


"Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:"Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi". Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a "L'espresso" che "due stive erano completamente piene". Poi è stato il turno del ministero dell'Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l'ipotesi che nel mare di Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. "Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell'Ambiente", dice l'onorevole Napoli.

Un'accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
"Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...".

Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
"Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche".

Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».

Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.
«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome...».

Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C?è l?interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».

Quindi?
«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c'è già: basta avere voglia di vederla»."

Ascolta l'audio intervista de L'Espresso