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giovedì 14 febbraio 2013

Verità storica e manipolazione delle fonti: le origini di Falerna

Le origini di Falerna:
il primo atto è del 1616
Di recente, si è scritto di storia locale con molta disinvoltura, alterando la verità storica. Prima la fantasiosa scoperta del "porto di Temesa" nel territorio di Falerna (Quotidiano della Calabria, 30/10/2011); poi l'ipotesi che Falerna si chiamasse Sant'Angelo; infine un atto del 1606, relativo a Feroleto, utilizzato per dire che la chiesa del Rosario e la stessa Falerna sono bizantine e risalgono all'VIII secolo. Inesattezze colossali: Falerna risulta dagli atti a partire dal 1616 e la chiesa Madonna dal Settecento. Una cosa mi sfugge e vi giro la domanda: a chi giova tutto questo? A chi giova la manipolazione storica?

(dalla Gazzetta del Sud del 29/01/2013)
FALERNA - Nell'archivio segreto del Vaticano riportati alcuni riferimenti sulle origini del paese. Il nome del sito citato per la prima volta nel 1616 nell'incartamento relativo ad un concorso religioso (di Giovambattista Romano)
«La ricerca sulle origini del comune tirrenico sta conoscendo negli ultimi tempi un'accelerazione inaspettata... Si registra una nuova tappa della ricerca storica di Cario, che riguarda un documento fondamentale sulle origini di Falerna.
"Grazie all'ausilio dell'Archivio segreto vaticano, ho potuto consultare il breve del 1606 che, fino a giorni fa, era ritenuto il più antico riferimento su Falerna -comunica il giovane appassionato di storia - uno studio approfondito del documento, affiancato dalle autorevoli osservazioni del prefetto dell'Archivio Vaticano, monsignor Pagano, mi ha permesso di scoprire e rivelare che l'atto in realtà non concerne Falerna, bensì Feroleto. Ciò determina decisivi cambiamenti nel modo di vedere e intendere le origini di Falerna. In quell'atto, infatti, si parlava di parrocchia e ciò ha dato spunto, in qualche caso, alla retrodatazione della nascita del casale (seicentesca), oggi capoluogo comunale". In sostanza, secondo Cario, nel riportare il breve del 1606 nel "Regesto per la Calabria", attribuito alla «Parochialis ecclesia Sanctae Mariae, loci Falernae», Francesco Russo sarebbe "incorso in errori di trascrizione e interpretazione".
L'atto in questione "si riferisce - sostiene Cario - alla chiesa parrocchiale di Santa Maria terrae Faleuri, Neocastrensis dioecesis, retta da quattro sacerdoti porzionari. Non si tratta, quindi, di Falerna ch'era nella diocesi di Tropea e nella quale non è mai esistita una parrocchia di Santa Maria. Tra l'altro, fino a tutto il Settecento (persino nel Catasto onciario del 1752), la denominazione Falerna era accompagnata dall'appellativo di casale e non di terra. L'assonanza suggerirebbe, invece, la parrocchia di Santa Maria Maggiore di Feroleto, già attestata nei registri parrocchiali del 1602, da sempre nella diocesi di Nicastro. Inoltre, nel 1595 Feroleto contava ben 388 fuochi, ossia nuclei familiari, e ciò giustificava una chiesa porzionaria (suddivisa tra più parroci), la cui rendita di 24 ducati appariva congrua con il numero degli abitanti. Se a tutto ciò si aggiunge che uno dei religiosi in questione si chiamava Ambrogio Caracciolo, il cui cognome è strettamente correlato con la famiglia dei duchi di Feroleto, il quadro sembra definito".
Se tale tesi corrisponde alla realtà dell'epoca, "il nome di Falerna - prosegue il giovane appassionato di storia locale - è citato, quindi, per la prima volta, nel 1616, nell'incartamento per il concorso pretale, custodito presso l'archivio diocesano di Tropea. Nel documento don Fabrizio Ventura, rettore parrocchiale della chiesa di San Tommaso del casale di Falerna, pertinenza della terra di Castiglione, dichiara di rinunciare al proprio beneficio ecclesiastico per trasferirsi a Gizzeria. Quest'atto testimonia l'origine subalterna di Falerna rispetto all'antico Castel Leone, di cui era casale: un agglomerato elementare di abitazioni rurali sul territorio dell'università (l'odierno comune, ndc), sorto per metterne a coltura i terreni". Poi quel casale, questo il pensiero di Cario, acquisì gradualmente l'autonomia.

martedì 8 gennaio 2013

"Sant'Angelo non era l'antico nome di Falerna" di G.B Romano (Gazzetta del Sud, 31/12/2012)

"Sant'Angelo non era l'antico nome di Falerna"
"La tesi sostenuta da Mario Folino Gallo sulle origini di Falerna capoluogo nell'opera "Monografia di Falerna e Castiglione Marittimo" ha dato fuoco alle polveri di un dibattito fra appassionati di storia locale.
Nel suo volume lo storico locale Folino Gallo in sostanza asserisce che un documento notarile e atti vaticani del XVI secolo inducano a ipotizzare che anteriormente al 1626 (data di acquisita autonomia da Castiglione Marittimo, del quale in precedenza era un casale) l'abitato di Falerna si chiamasse Sant'Angelo. Nome che poi sarebbe stato cambiato dai D'Aquino, in una fase di riorganizzazione dei loro feudi.
«Nulla di più falso sotto il profilo storico: non vi sono, infatti, fonti primarie né secondarie che lo attestino», afferma Armido Cario, altro cultore di storia locale. Per il quale «l'equivoco fu alimentato dall'errata interpretazione di un atto notarile, in cui l'ufficiale parla di due lati del castello, uno verso Santa Maria, l'altro verso Sant'Angelo: due semplici luoghi, strade».
Per Cario «di questo Sant'Angelo non si trovano riscontri in fonti religiose, atti fiscali o amministrativi dell'epoca, oltre che anteriori e posteriori». E ribadisce: «La teoria che Falerna sia esistita prima del Seicento e che si chiamasse Sant'Angelo, in apparenza suggestiva, si è rivelata bugiarda. L'ipotesi di Sant'Angelo», spiega lo storico locale, «è stata costruita intorno a un atto notarile del 24 aprile 1585, stipulato per conto di Cesare d'Aquino, conte di Martirano. Oggetto dell'atto è il conferimento di alcuni lavori di muratura e di manufatti nel castello di "detto Signor Conte". Nel documento si fa riferimento a Castiglione per il trasporto delle pietre e per il luogo di stipula. Si citano alcune "carcare". Si richiamano territori sotto l'influenza di Martirano come San Mazzeo e Motta Santa Lucia, in cui il "mastro" aveva diritto di far legname.
E proprio dal notaio di Motta, Sallustio Perri, fu redatto lo strumento originario, in cui i lavori venivano commissionati a Martino Ortale. Nell'atto in questione, invece, tali opere vengono affidate a Giovanni Gallo di Paterno, residente a Castiglione. Nel rogito, prosegue Cario, si parla di lati del castello che guardano a Santa Maria e a Sant'Angelo: due semplici riferimenti territoriali, luoghi, vie, ma non certamente villaggi o paesi.
Stella polare degli storici sono le fonti documentali: dai Registri della Cancelleria Angioina fino ai rogiti notarili del XVI secolo non v'è traccia di Falerna né di toponimi ad essa riconducibili. Neppure nella Platea generale della diocesi di Tropea del 1494 e nella relazione ad limina del vescovo Calvi del 1596. Barrio, nel 1571 autore della prima storia della Calabria, e Marafioti nelle Croniche del 1596 confermano l'inesistenza di Falerna.
Falerna, accompagnata dall'attributo di "casale" (agglomerato di case rurali) fino a tutto il XVIII secolo, è attestata, per la prima volta, osserva Cario, in un atto religioso della prima metà del Seicento, che ne rivela la nascita e la ridotta consistenza. Il presunto Sant'Angelo falernese non risulta in atti di natura religiosa, amministrativa e fiscale né anteriori né successivi al 1585. Nessun riferimento al toponimo nemmeno nei Catasti onciari, interamente acquistati con contributo del comune di Falerna e disponibili on line.
Esiste, invece, una località denominata Sant'Angelo in territorio di Scigliano, censita nei Registri angioini del 1276, che è collocata nella valle prospiciente al castello martiranese, dove sorge il ponte romano di Annibale. Ne esiste un'altra nel comune di Gerocarne, con un'antica storia di autonomia. Ingannevole, conclude Cario, è l'accostamento del Sant'Angelo in questione con la terra di Sant'Angelo, luogo religioso storicamente esistito nei pressi di Tropea, oggi in territorio di Drapia.
Cario afferma: «Folino Gallo, nella sua monografia attribuisce a Falerna proprio i brevi vaticani, relativi a Sant'Angelo di Tropea. Peccato che si trovi a 90 km da Falerna!». Insomma si tratterebbe di un abbaglio che, sottolinea Cario, «potrebbe produrre un danno culturale soprattutto in chi non ha gli opportuni strumenti critici per valutare, a meno che non intervenga una decisa smentita»."

(tratto da La Gazzetta del Sud - ediz. di Catanzaro del 31 dicembre 2012, pag. 33)

giovedì 8 dicembre 2011

"Oltre il tempo. Lampi di storia falernese" di Armido Cario


"Oltre il tempo" è il mio nuovo libro, tutto dedicato a Falerna, alla sua storia, al suo territorio ed alla sua gente.

Perché uno studio su Falerna? Le ragioni sono molteplici, ma cercherò di sintetizzarle. Lo spunto mi è stato offerto dal bicentenario dell'unione comunale tra Castiglione e Falerna, che arricchisce di contenuti e riflessioni il 150° dell'Unità d'Italia. Tuttavia, i motivi che mi hanno spinto all'impresa sono più profondi: restituire ai falernesi pagine di memoria collettiva, sottraendole all'oblio ed alla corruzione di sedicenti storici. L'obiettivo principale è divulgare una conoscenza autentica, libera da opinioni e preconcetti, che stimoli la riflessione ed il pensiero critico. L'obiettivo è, innanzitutto, antropologico: ogni aggregazione umana, ogni comunità ha bisogno di un principio di identità, di un "noi" nel quale riconoscersi.
Ciò vale anche per Falerna, realtà una e trina, territorio multiforme e vario, un angolo di pianeta impastato di acqua e di terra, disteso tra mare, collina e montagna. Anche la storia dei suoi centri abitati è eterogenea: Castiglione è di ascendenza normanna; Falerna è di origine seicentesca e deve la sua fondazione ai D'Aquino; Falerna Marina, l'ultimogenita, è sbocciata e fiorita nell'ultimo scorcio del Novecento.
Il tema della triplicità ricorre e si riflette anche sulla struttura del libro. La prima parte è dedicata alla storia sociale ed amministrativa del comune di Falerna dal 1811 ad oggi, con una particolare attenzione alle tappe dello sviluppo ed allo stile di vita della popolazione. Nella seconda parte ("Istruzione e riscatto sociale in Calabria ed a Falerna"), il 150° dell'Unità è analizzato dal punto di vista dell'istruzione e della crescita culturale poiché, da esse, discende lo sviluppo delle coscienze e dei territori. Infine, nella terza ed ultima parte, prevalgono gli aspetti antropologici e della religiosità popolare, attraverso racconti e descrizioni dei culti e delle tradizioni (Natale, Pasqua, San Tommaso e la Madonna del Rosario); in questa cornice, si colloca una pagina di storia dimenticata, ambientata nel 1905, anno del terribile sisma che atterrò Castiglione.
Al di là di questo, acquistando e leggendo "Oltre il tempo" potrete conoscere una pagina di letteratura popolare falernese sconosciuta ai più. Sfogliare per credere! Buona lettura e... grazie della stima!
Armido (Miro) Cario

P.S. Per essere informati sui contenuti e sulle iniziative di presentazione, che organizzerò in collaborazione con il Comune e con l'Istituto comprensivo di Falerna, potete iscrivervi alla pagina Facebook www.facebook.com/armidocario e cliccare sul tasto "Mi piace".



sabato 9 ottobre 2010

"Falerna, un documentario sul canale Marco Polo di Sky" di G. B. Romano


FALERNA - Lunedì a mezzogiorno e martedì alle ore 4.30 la cittadina costiera sarà su Sky. Il canale 414 "Marco Polo" della tv satellitare trasmetterà un documentario della serie "Borghi marini" su Falerna. A comunicarlo con tanto entusiasmo Armido Cario, coautore con Armando Orlando del libro "La Calabria del Settecento". Cario è una delle persone intervistate nel corso della realizzazione del programma di Riccardo Marino. Ventitré minuti di trasmissione dedicati a Falerna, ricchi di immagini suggestive e interessanti notizie storiche e antropologiche. Un servizio che offre ai telespettatori aspetti in alcuni casi inediti della cittadina tirrenica. Dal documentario esce fuori una realtà a volte sconosciuta agli stessi falernesi ("Terra di lunghe tradizioni e pescatori"). Una realtà talora migliore di quella che la gente è abituata a vedere. «Un gioiello, che si affaccia nello splendido mare della Calabria, ricco di tradizioni, di costumi popolari e di pesca», toccato dal fenomeno migratorio del Novecento. Il servizio si apre con affascinanti immagini del mare falernese, che gioca un ruolo centrale nella locale economia e con il quale la popolazione ha un rapporto viscerale. Una famiglia di pescatori ne descrive l'importanza per il suo reddito, ma anche le difficoltà a cui il mare sottopone chi sceglie di vivere pescando. Fra l'altro emerge la graduale riduzione della quantità di pesci che si riescono a catturare con le reti. Ne sarebbe causa la cosiddetta pesca a strascico, che rovina i fondali e disturba la deposizione delle uova delle specie ittiche. Di cui il naturalista subacqueo Walter Fratto, un altro degli intervistati del servizio di Sky, evidenzia il rischio d'estinzione insieme con la soluzione adottata per arginare gli effetti deleteri dello strascico.
Per favorire il ripopolamento ittico nei fondali dello specchio di mare antistante alla località falernese di Torre Lupo, a circa novecento metri dalla costa, sono stati creati cinque atolli artificiali con piramidi vuote, i cui numerosi interstizi delle pareti richiamano la presenza dei pesci. Le strutture sommerse si trovano a una profondità tra i diciassette e i quaranta metri. Fratto sottolinea come da qualche decennio l'eccesso di prelievo di pesci dal mare ne abbia mutilato la capacità riproduttiva. Ma Falerna non è solo mare, la cui forza trainante per il territorio è indiscutibile: è anche comunità con la sua storia, le sue tradizioni e i suoi problemi. Proprio per potere affrontare meglio questi ultimi nel 1904 nel borgo storico di Castiglione Marittimo fu costituita la Società operaia di mutuo soccorso "Principessa Jolanda Margherita". Il presidente del sodalizio, Gennaro Grandinetti, nel corso del documentario ne evidenzia l'importante opera svolta a beneficio della piccola comunità. Armido Cario illustra, invece, le fasi storiche falernesi: il primo insediamento nel Paleolitico (lo testimonierebbero tracce rinvenute a Torre Lupo), la fondazione di "Castel Leone" in epoca normanna, la nascita del nucleo abitato dell'attuale Falerna Superiore alle pendici di monte Mancuso nel Seicento.

(tratto da La Gazzetta del Sud del 2 ottobre 2010)

giovedì 4 febbraio 2010

Necropoli greca a Nocera Terinese: un'altra prova della presenza di Terina

Il video, qui incorporato, raccoglie una serie di immagini della necropoli greca, scoperta nei pressi del tracciato della A3, in Località Portavecchia di Nocera Terinese (CZ). Un complesso funerario ben conservato, con molte tombe in vista, che dimostra la presenza, nelle vicinanze, di una città greca, con tutta probabilità Terina, che molti ed autorevoli studiosi situano sul contiguo Piano di Tirena.
Il silenzio e l'indifferenza istituzionale hanno impedito una corretta tutela e valorizzazione del sito, tanto più che i lavori di ammodernamento dell'autostrada sono proseguiti come se nulla fosse.
Il nostro ringraziamento morale e materiale va ad Adriano Macchione, che si batte senza sosta, con la forza degli argomenti e dell'ostinazione, per ristabilire la verità storica su Terina.



sabato 17 ottobre 2009

"Oggi Cario al Premio Alvaro" di Vittorio Pontieri



"Il falernese Armido Cario autore, insieme ad Armando Orlando, del libro “La Calabria del Settecento”, parteciperà oggi al Premio nazionale “Corrado Alvaro” giunto, quest’anno, alla IX edizione e promosso dall’omonima fondazione con sede a San Luca.
Il volume, pubblicato nel 2007 da Calabria Letteraria Editrice, costola culturale del gruppo Rubbettino, ha dato il la ad un costruttivo dibattito culturale sui fenomeni dello spopolamento e dell’emigrazione, che feriscono, da secoli, la nostra regione.
Armido Cario è uno scrittore esordiente che muovendosi dalla sua Falerna è da sempre attivo sulla stampa locale con pagine di storia calabrese e nazionale, fra tutte La scuola calabrese dall'Unità nazionale al secondo dopoguerra e La giustizia in Italia, è anche autore di pubblicazioni scientifiche nel campo del diritto comunitario, di cui è cultore presso l’Unical.
Armando Orlando è di San Mango e pure conoscitore delle cose falernesi, oltre ad aver collaborato con quotidiani e periodici in Italia ed all’estero, è autore del saggio di storia locale San Mango d’Aquino. La storia e di opere di enorme diffusione ed interesse, come La Calabria intorno al Mille, Storia di una terra del Sud, San Francesco di Paola, Castiglione e Falerna, editi con successo da Rubbettino.
I contenuti del libro sono magistralmente tracciati dagli stessi autori. «Il Settecento assume, sotto molteplici sfaccettature, il ruolo di secolo spartiacque, non solo per i progressi tecnologici, quanto per l’intero movimento culturale europeo. È un “mondo aperto” a tutte le sollecitazioni e le tensioni di una vita sociale, che precipita verso la Rivoluzione francese.
Abbiamo proiettato la Calabria in un’ottica di sistema, considerandola parte di un tutto, al fine di rivelare le cause storiche, che determinarono il contesto sociale e gli stili di vita dei calabresi».
Un libro di portata divulgativa, eppure fondato su solide basi scientifiche, in cui il racconto storico tracciato dai due storici del lametino, s’intreccia alla concretezza del vivere quotidiano: al centro vi sono, infatti, «l’umanità e l’umanesimo calabrese», sintomo ed espressione di un territorio dove geografia e storia impediscono rivoluzioni e mutamenti.
Il Settecento fu il secolo dei visitatori stranieri, che rivelarono le contraddizioni, i ritardi economici ed infrastrutturali delle nostre province, già prima dell’apocalittico sisma del 1783.
La Calabria fu, in positivo, un «laboratorio politico» per il riformismo borbonico, sebbene il secolo si chiuda nel sangue, con la fine della Repubblica partenopea. Un finale tragico e violento, preludio di un secolo, l’Ottocento, foriero di idee e uomini nuovi, destinato a compiersi nel Risorgimento e nell’Unità d’Italia".


(fonte: Calabria Ora del 15 ottobre 2009, pag. 32)

venerdì 26 dicembre 2008

"Nocera Terinese. La storia è per pochi", di Raffaele Spada

NOCERA TERINESE - Ancora interrogativi sui ritrovamenti archeologici in località Timpa delle Vigne, da parte di uno storico e scrittore come Armando Orlando, il quale sollecita la Soprintendenza a sciogliere il silenzio su Nocera e su Terina. La notizia del ritrovamento di una tomba e di uno scheletro senza cranio, forse di un guerriero decapitato, come anticipato dal Quotidiano, nonché di un grosso medaglione e di altri reperti archeologici risalenti presumibilmente al IV-V secolo A.C., rinvenuti in località Timpa delle Vigne, nei pressi del fiume Grande e del torrente Sciabica, durante i lavori di ammodernamento del tratto autostradale tra gli svincoli di San Mango d'Aquino e di Falerna, ripropone la ricerca del sito dell'antica città magnogreca di Terina, condensata nel libro “Terina Temesa Nucria” di Adriano Macchione. Della necropoli in località Fabiano, poco più a nord diTimpa delle Vigne, secondo testimonianze del 1829 (l'essersi ritrovato nel cosi detto Piano di Fabiano un vasto e antichissimo cimitero, e moltissimi sepolcri particolari…); del sepolcro scoperto il 1970 in una campagna di S. Aloi (vicino Fabiano) e distrutto nel corso dei lavori di scavo, ad eccezione di una lucerna; delle tracce di un antico acquedotto affiorate lungo la vallata destra del fiume Casale, per portare l'acqua sul Piano di Tirena. Lo storico e scrittore Armando Orlando interviene così sulla presunta tomba del IV-V secolo a.C., rinvenuta in un territorio compreso tra gli svincoli autostradali di Falerna e San Mango, all'interno del quale il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio ed il Ministero per i Beni e le Attività culturali collocano «l'area archeologica di Terina, in Comune di Nocera Terinese, sottoposta a vincolo diretto e indiretto ai sensi della legge sulla tutela delle cose d'interesse artistico o storico ». «Ci hanno detto che Terina non è più nel territorio di Nocera Terinese, ma nella piana di Sant'Eufemia, che Mamertum non è più a Martirano ma ad Oppido Mamertina e che la mitica città fondata da Cleta non è più sul territorio di Cleto ma di Caulonia, come cittadino calabrese e come studioso sono consapevole che è difficile stabilire delle certezze, osserva ancora Orlando, perché allora provvedimenti ministeriali del 2002 parlano di “area archeologica di Terina nel comune di Nocera Terinese” ed invece un cartello stradale indica gli scavi archeologici di Terina lungo un rettifilo di Sant'Eufemia? In base a quali elementi si indica il sito di Sant'Eufemia Vetere e non più il Piano della Tirena?» Ed ancora. «Secondo la professoressa Giovanna De Sensi Sestito tutti i ripostigli dell'area di Sant'Eufemia hanno restituito monete di Terina più di ogni altro posto della Calabria, mentre Adriano Macchione scrive che nei ritrovamenti di monete nell'area di Sant'Eufemia la grande assente è proprio Terina, sottolinea Orlando, tutto ciò si verifica pure con il deposito del 1974, scoperto addirittura in località Iardini di Renda, nelle vicinanze del sito lametino ritenuto come quello in cui sorgeva Terina». Insomma gli chiediamo coma fa il cittadino, il turista, il visitatore a districarsi inquesto ginepraio a cui manca la versione ufficiale e definitiva, che dicono non arriva perché mancano i fondi necessari per ulteriori scavi? «Scegliere fra una tesi e l'altra non è agevole, restano però i ritrovamenti, gli indizi; ed è di questo bisogna parlare sui giornali, nei dibattiti, negli incontri pubblici, risponde Orlando, bisogna insistere presso la Soprintendenza e presso il Ministero dei beni archeologici, bisogna parlare di ciò che viene alla luce, perché solo così si prosegue il cammino lungo la strada che porta alla verità, e come dicono gli studiosi, la “prova definitiva” non c'è ancora». Secondo Orlando oggi questo cammino ci conduce sul Piano di Tirena, perché questa strada è indicata dalla storia, dai libri antichi, dalle mura, dagli acquedotti, dal passaggio della Via Popilia. Domani vedremo. Le domande non finiscono mai, ed Orlando si chiede ancora che fine faranno la tomba e gli altri reperti archeologici rinvenuti pochi giorni addietro nel corso dei lavori di ammodernamento dell'autostrada? Tutti, a questo punto, siaugurano «un intervento più deciso, e non burocratico, da parte degli amministratori locali».


(fonte: Il Quotidiano della Calabria, 21/12/2008)

lunedì 17 novembre 2008

"La storia di Falerna e il fascino della ricerca" di V. Pontieri



"Tutto iniziò nel Seicento… Anzi, nel 1986, anno di pubblicazione di Castiglione e Falerna, ad opera di Armando Orlando e Giovanni Nicastri, prima opera completa e sistematica sulle origini e sulla storia del comune tirrenico. Su Castiglione, sulla sua ascendenza normanna non vi sono mai stati dubbi; sulle parallele vicende di Falerna, invece, negli anni a seguire si è registrato un crescendo d’interesse, condito da pubblicazioni, supposizioni, approfondimenti, promossi da studiosi e da appassionati. Il risultato? Un ventennio di ipotesi e ricerche, le più varie, tutte orientate ad aggiungere elementi di novità oppure a dimostrare personali teorie, più o meno avvalorate da dati oggettivi. Ultima in ordine di tempo è stata la tesi di laurea, discussa all’Unical dalla falernese Tommasina Stella. In precedenza, avevano ottenuto grande risalto e dignità storica, grazie allo scrupolo metodologico ed alla capacità di contestualizzazione, i saggi di Armido Cario sul sorgere e sull’evoluzione della società falernese, arricchiti da un recente commento al Catasto Onciario, da qualche mese disponibile on line. E poi, vi sono le personali indagini di Mario Folino Gallo, deus ex machina del citato Catasto, padre di alcune, personali ipotesi sull’origine bizantina, normanna o, comunque, anteriore al Concilio di Trento dell’attuale centro abitato di Falerna.
A distanza di vent’anni, facciamo il punto sui risultati finora ottenuti dalla ricerca storica, affidandoci all’autorevole Armando Orlando, principale artefice del libro da cui tutto nacque.

Orlando, in quale documento scritto appare, per la prima volta, il nome di Falerna?
«Il primo riferimento storico su Falerna, fino ad oggi conosciuto, è un Regesto Vaticano del novembre 1606, ripreso da padre F. Russo nelle sue opere, in cui è citata “la Chiesa di S. Maria in Falerna”. Nessuna indagine, dal 1986 ad oggi, ha portato alla luce atti o documenti di data anteriore».
Recentemente, è stato restituito alla collettività il Catasto Onciario del 1752, che contiene un’interessante fotografia della Falerna del XVIII secolo. Vi sono tracce di Falerna nei catasti e nei censimenti dei secoli precedenti?
«Decisamente no. Nei Registri Angioini del 1276 non c’è traccia né di Falerna né di toponimi ad essa riconducibili, mentre sono presenti le vicine località di “Martoranum, Amanthea, Petramala, Castellionum, Nucera, Feroletum, Neocastrum” ed altri. Falerna compare per la prima volta nella “numerazione dei fuochi” delle province meridionali nel 1648 con 32 fuochi».

Tuttavia, per la ricostruzione dei secoli passati occorre riferirsi, anche e soprattutto, ai registri ecclesiastici…
«Anche questi non mancano: in alcuni Regesti Vaticani del Trecento sono menzionate sia le località della diocesi (“Amanteae, Castellioni, Petremale, Augelli, Fluminis Frigidi”), sia i comuni (“Amanteae, Fluminis Frigidi, Agelli, casalis Nucerie, Petremale”). Falerna non figura né come luogo religioso né come Comune».

Sarebbe a dire che la tesi avanzata in “Castiglione e Falerna” è, ancora, l’unica credibile?
«Le carte non hanno bisogno di ipotesi, mentre le ipotesi non possono fare a meno delle carte, perché solo le carte sono in grado di dimostrarle, di spingerle al salto di qualità. Nei Registri per il Relevio, la tassa feudale di successione, Falerna figura per la prima volta nel 1636, sotto il possesso di Cornelia d’Aquino, assieme a Conflenti, Castiglione, Serrastretta, Martirano, Motta S. Lucia, Nicastro, Zangarona. Negli stessi Registri, invece, Martirano e Motta S. Lucia figurano già nel 1578, Castiglione e Conflenti nel 1589, Nicastro e Serrastretta nel 1596, Zangarona nel 1619. Solo nell’anno 1647, i Registri annotano la tassa di successione, da Cornelia a Giovanna d’Aquino, pure per Falerna».
E dell’ipotesi sulla fondazione anteriore al Concilio di Trento che ne pensa?
«Il vescovo Domenico Taccone Gallucci, autore di una monografia della diocesi di Tropea pubblicata nel 1904, scrive che “tutte le Parrocchie della Forania di Nocera sono d’instituzione anteriore al Concilio Tridentino, compresa quella di Falconara”, ma qualche rigo dopo aggiunge testualmente: “più recenti sono le Parrocchie di Falerna e di S. Mango”. E siccome la parrocchia di S. Mango risulta fondata nel 1648, si ritiene che anche quella di Falerna sia più recente rispetto al Concilio di Trento che, com’è noto, si è protratto dal 1545 al 1563»".

(fonte: "Calabria Ora" del 14/11/2008)

sabato 18 ottobre 2008

"Il settecento illuminista in Calabria" di Giulia Fresca

«IL SETTECENTO è sovente indicato come il secolo caratterizzato da almeno tre rivoluzioni che hanno trasformato profondamente la storia dell'umanità: una culturale (l'Illuminismo), una politica (quella francese) ed una economica (con la quale è nata l'industria moderna).
Ancora più spesso però è facile soffermarsi su quanto è accaduto in Europa ed in Italia, raramente si analizza la situazione napoletana, quasi mai quella del “profondo” Sud. In particolare la Calabria. È ormai quasi un dato di fatto che il movimento Illuministico del '700 - sotto il vicereame austriaco (1707-1734) e poi sotto quello borbonico - doveva attirare e interessare i letterati calabresi amanti di novità e desiderosi di rinnovamento, e sebbene lo scopo principale degli Illuministi fosse quello di illuminare ed ammaestrare le masse, in Calabria questo
nonavvenne. Infatti, il sapere e la scienza restarono prerogative di pochi eletti con una cultura di elite a discapito delle masse popolari analfabete che, con la loro grossolana ignoranza seguirono inerti e passive sia gli avvenimenti politici che quelli culturali. A voler dare una lettura diversa agli accadimenti che hanno interessato questa regione, sono stati Armando Orlando ed Armido Cario con il volume “La Calabria del Settecento” (Calabria Letteraria Editrice) attraverso una analisi accurata partendo dai documenti: una serie di articoli pubblicati su "Calabria Letteraria", la rivista di cultura e arte fondata da Emilio Frangella nel 1952.
Un saggio di pregevole valenza storica che ripercorre le azioni dinamiche che hanno portato non solo alle rivoluzioni note, ma a ben altre rivoluzioni, sebbene meno conosciute che hanno interessato la Calabria nell'arco di un secolo. La testimonianza di Giacomo Casanova che nel 1743 si trovò a percorrere un viaggio da Cosenza a Martirano, offre al saggio dei due studiosi, l’immagine di una terra emarginata e stanca, abbandonata al suo destino nella quale era raro trovare gente colta e dove lo stesso olio, vera ricchezza del tempo era di pessima fattura tanto da servire alla lubrificazione delle macchine inglesi o di altre nazioni europee.
La mancanza dell’interesse da parte delle famiglie nobiliari e dell’alta borghesia che in altre regioni contribuì a creare sviluppo, comporto, al contrario una “mancanza di sviluppo anche, per esempio, in merito alle nuove tecniche della lavorazione della seta che non arrivarono mai nella nostra regione dove era già radicata la coltura del baco.
Il terremoto del 1638 e quello successivo del 1783 diventano dunque per Armando Orlando ed Armido Cario i punti di riferimento ideali entro i quali fare scorrere le vicende di una terra che è fatta da uomini mossi a piacimento da governanti nello spirito di spartizione e strategie internazionali. «La Calabria laboratorio politico ed il terremoto occasione di mutamento. Ma quali classi si avvantaggiarono degli eventi? E fino a che punto le aspirazioni dei ceti popolari e contadini furono realizzate»?
Domande che trovano risposta nella ricerca minuziosa dei saggisti ma che rimandano ad un quesito ben più inquietante: cosa sarebbe stata oggi la Calabria se essa avesse vissuto un Settecento al passo dei tempi?
«Nel 1798 una relazione da Nicastro del nobile diplomatico tedesco Federico Leopoldo von Stolberg ricorda “le penose carestie, le stentate ricolte, che han tenuto quella popolazione e la tengono tuttavia”. Nel frattempo Napoleone ha concluso la sua prima campagna in Italia, al nord della penisola è stata proclamata la Repubblica Cispadana, il Congresso di Reggio Emilia ha adottato il Tricolore e a Roma è stata proclamata la Repubblica. Nel Sud, regnano ancora i Borbone, ma il conto alla rovescia sta per iniziare…»
(fonte: Il Quotidiano della Calabria del 6 ottobre 2006, rubrica "Libri e letture").