venerdì 14 maggio 2010

"Aridateje Loiero: in Calabria puzza di ‘ndrangheta nel voto, una Procura apre gli occhi e Scopelliti piange" di Roberto Galullo, Sole24Ore


Aridateje Loiero. Non perché lo rimpiangano decine di milioni di calabresi, italiani e europei ma perché, come diceva Ennio Flaiano, il meglio è passato. E in politica le riprove sono continue. Soprattutto in Calabria, terra dove la nuova Giunta Scopelliti nasce come un “Governo Chiaravalloti-bis”.

Cinque (forse saranno sei) tra assessori regionali e sottosegretari sono gli stessi che aveva l’indimenticato e indimenticabile ex Governatore pluri-indagato del centro-destra che, come molti ricorderanno, ha impresso una tale svolta socio-economica alla Calabria che dopo è parsa a molti una liberazione la figura di Loiero Agazio (anche lui poi pluri-indagato e attualmente rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta con rito abbreviato Why Not).

Se questa è la buonanotte, potrà avverarsi la mia (facilissima) profezia: il funerale, celebrato a fine marzo 2010 nelle urne, della regione più disastrata d’Italia (e d’Europa). I giovani (Scopelliti li aveva promessi a squarciagola in ogni angolo del globo terracqueo) si riducono alla figura di Giacomo Mancini jr (di cui ancora non si sa cosa farà da grande ma che intanto sarà chiamato a giocare con i numeri del bilancio). Minchia signor tenente!

Per il resto ciofani come Giuseppe “Pino” Gentile (66 anni che logorano gli altri) e il veterinario Francesco Pugliano (55 anni e non sentirli quando vicino si ha un ras come Enzo Sculco), ne sono certo, riusciranno a scaldare le piazze e financo a far scoppiare moti popolari di gioia. Non mi addentro in altri nomi da sottobottega di potere (dove circolano soldi e clientes) perché ho pietà e dignità. Di me stesso.

Giuseppe Scopelliti, homo ridens del circo politico reggino, che aveva promesso di spezzare anche le ali ai passeri nel nome del rinnovamento, ha partorito una Giunta che grida rivolta politica e sociale. Dietro le quinte si agitano le ombre nere della politica sporca tutt’uno con la ‘ndrangheta e la massoneria inquinata, che razzolano voti in ogni modo. Financo quello pulito.

IN PERIFERIA VA PEGGIO

Se Flaiano fosse passato dalle parti di Gizzeria, paese devastato da brutture edilizie alle porte di Lamezia, avrebbe – ne sono certo – illuminato i calabresi e gli italiani con un altro dei suoi aforismi. Indegnamente ci provo io: “il meglio della politica è trapassato”.

Nel senso di morto, defunto, nella dialettica. Qui è stato eletto Pietro Raso con la lista “Gizzeria nel cuore”. Voi direte: echissenefrega! Avete ragione. Però leggete.

Raso da pochi giorni è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Lamezia per una vicenda legata all’Hotel Marechiaro di Gizzeria Lido, la struttura turistica che secondo l'accusa è abusiva e che avrebbe ottenuto illegittimamente un finanziamento di alcuni milioni dalla Regione, per l’incentivazione del settore turistico alberghiero.

Insieme a Raso a giudizio anche chi? Due volti noti, accusati di truffa: Giuseppe Chiaravalloti (dalla cui lista di uomini Scopelliti si è abbeverato avidamente) e Pino Gentile, all’epoca assessore regionale al Turismo e che oggi è salito alla destra dell’homo ridens con una prestigiosa nuova carica assessorile: Lavori pubblici. Un inciso: personalmente ho sempre creduto che Gentile fosse, è e sarà il vero Governatore-ombra: nella Giunta Chiaravalloti prima e in questa Giunta simil-Chiaravalloti targata Scopelliti. Il suo potere è enorme anche quando sembra in disgrazia.

Per alcuni reati del procedimento sulla struttura turistica è stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione e per altri reati è stata dichiarata l'incompetenza territoriale con la trasmissione degli atti alla procura di Catanzaro. Il giudice della udienza preliminare (Gup) – ci informa la Gazzetta del Sud – “lo ha deciso al termine delle arringhe difensive dell'avvocato Luigi Scaramuzzino, che ha difeso l’ex sindaco di Gizzeria Michele Rosato, il suo ex vice Francesco Argento e appunto l'ex assessore comunale Raso, accusati di associazione per delinquere e truffa. Rosato, Raso e Argento hanno scelto il giudizio abbreviato”. Domani, giovedì 22 aprile, si svolgerà la prima udeinza davanti al Gup.

Francesco Argento è stato nominato vicesindaco nella neo eletta Giunta. Michele Rosato ha fatto carriera: è consigliere provinciale.

Detto per inciso: sono garantista e dunque attenzione. Nessuno di quelli che ho elencato è colpevole di nulla. Saranno i gradi di giudizio a stabilire. Non sono un giudice, mi limito a raccontare fatti. E questi sono fatti.

Altra cosa è ragionare sull’opportunità di candidare, eleggere e far governare persone che hanno vicende giudiziarie in itinere. Su questo ciascuno ha le proprie idee: io sono per l’immacolatezza e la verginità che non prescindano mai dalle aule e dal corso della Giustizia.

L’INSEDIAMENTO E LA SCOMPARSA (APPARENTE) DI PD E PDL

Il 18 aprile il sito www.gizzeriaonline.it ci informa che il: “…nuovo consiglio comunale dell’amministrazione guidata da Pietro Raso inizia con il primo cittadino visibilmente emozionato e con l'apporto di alcuni tra i maggiori esponenti del Pdl calabrese: Mario Magno, neoeletto nel consiglio regionale della Calabria, e dell'onorevole Mario Tassone, esponente di spicco dell'Udc calabrese. Presente alla seduta anche il più votato tra i candidati dell'opposizione nel consiglio regionale nella circoscrizione elettorale provinciale di Catanzaro, Antonio Scalzo del Partito democratico che a Gizzeria ha rinunciato alla competizione elettorale non presentando la lista. Quell'area politica che giusto tre anni fa aveva vinto le elezioni è stata la grande assente al primo consiglio comunale. In sala, erano presenti il coordinatore del Pdl locale Antonello Maruca e il consigliere provinciale Michele Rosato. Il neo sindaco Pietro Raso nel suo intervento di apertura, ha dichiarato che i punti fondamentali della sua amministrazione, che guiderà il comune di Gizzeria dopo nove mesi di commissariamento in seguito alle dimissioni di nove consiglieri dell'ex amministrazione guidata da Sergio

Trapuzzano, saranno legati alla legalità e alla trasparenza amministrativa”.

TRASPARENZA E LEGALITA’

Non vi sarà sfuggito che le nobili e condivisibili parole dell’emozionato Raso fanno riferimento a legalità e trasparenza. Bene, bravo, bis, oltre che pietas per un sindaco che – neppure eletto – è stato oggetto il 26 marzo di un atto intimidatorio: un uovo di Pasqua contenente 250 grammi di esplosivo, ai quali era collegata una miccia, lasciato davanti al portone di casa. Però che bella sorpresa…

Lo stesso giorno – il 26 marzo – l’allora candidato Governatore Scopelliti faceva bella mostra di sé nella centralissima piazza San Pio di Gizzeria, al fianco di Pietro Raso con il deputato del Pdl Pino Galati (altro storico pluri-indagato). Un tour de force più che un tour elettorale.

Parliamo di trasparenza e dialettica politica. La lista “Gizzeria nel cuore”, capeggiata da Raso ha vinto in maniera sorprendente (e con circa il 90% dei voti). L’unica lista concorrente, messa in piedi all’ultimo momento forse solo per legittimare elezioni e voto, era “Popolari per la libertà” che presentava come candidato sindaco chi? Ma lo zio ottantaduenne di Pietro Raso: Antonio Raso! I seguaci dell’arzillo politico hanno beccato una manciata di suffragi che a mettere i votanti in un condominio, metà degli appartamenti sarebbero rimasti sfitti.

E gli altri? Uno spettacolo! Il Pdl per bocca Michele Chirillo, l’esponente di punta del partito locale, dichiarò che avrebbe tanto voluto costituire una lista civica ma fu poi costretto a rinunciare «poiché non si sono riscontrate le condizioni politiche né di opportunità per il paese».

Ma il capolavoro, il vero capolavoro è stato del Pd. Non ha presentato lo straccio di una lista ma il suo segretario locale, Francesco Cortellaro, a pochi giorni dalle elezioni ha dichiarato che “…lo scontro politico vero, si hanno fondati motivi per crederlo, è soltanto rinviato di qualche mese. Nessuno si illuda. Come nelle partite di calcio è finito soltanto il primo tempo”.

LA PROCURA RACCOGLIE MATERIALI

Leggete bene in filigrana quella dichiarazione. Io ricavo la sensazione che il Pd locale avesse fiutato un’aria strana. Magari un venticello – se di calunnia o di buona informazione, saranno i prossimi atti e fatti a dirlo – che porta verso la Procura di Lamezia Terme.

Inutile negarlo. Da quando è arrivato a guidarla Salvatore Vitello (a proposito: le nuove demolizioni di manufatti abusivi, una trentina, sono prossime a partire nella città dopo la ricognizione del Genio militare) la musica è cambiata. Le orecchie si sono alzate e gli occhi si sono spalancati. Vitello gli attributi ce li ha e – se lo lasceranno fare – romperà parecchie uova (di Pasqua) nel paniere.

Tutto lascia credere che la Procura stia raccogliendo materiale e informazioni per capire se e quanto la ‘ndrangheta abbia influito sulle dinamiche politiche prima e sul voto poi.

A sparare presto cartucce politiche sarà proprio il Pd che prima nell’inutile Commissione parlamentare antimafia e poi verosimilmente attraverso un’interrogazione parlamentare chiederà conto al ministro dell’Interno Roberto Maroni proprio della regolarità, in ogni fase, delle elezioni a Gizzeria.

Sul tavolo di alcuni parlamentari calabresi sta girando un vecchio rapporto della Commissione parlamentare antimafia nientepopodimenoche del 2006.

LA RELAZIONE CENTARO

Si tratta della cosiddetta “relazione Centaro” approvata il 18 gennaio e spedita alle Camere due giorni dopo.

A pagina 187 di quella relazione si legge che “…per quel che riguardava il territorio lametino, la Dia riportava a fine 2003 la presenza di diversi gruppi criminali (De Fazio, Iannazzo-Giampà, Cerra-Torcasio, Bagalà, Argento, Mauro-Corrado, Dattilo) e di alcune famiglie satelliti (Pontecannizzaro, Gualtieri e Gattini). Nel circondario di Sambiase e Nicastro erano presenti anche le cosche Mercuri-Arcieri e Strangis…”.

In particolare molti attribuiscono una presenza costante e sottotraccia della famiglia Argento (cognome diffuso a Gizzeria), per il suo costante contatto con la famiglia Mancuso di Limbadi, una delle più ricche e sanguinarie cosche di ‘ndrangheta nella provincia di Vibo Valentia.

Nella stessa “relazione Centaro”, tra pagina 91 e pagina 92 si legge che “…Per quanto concerne, infine, l’esercizio della forza intimidatrice nei confronti dei cittadini, si riportano a titolo esemplificativo alcuni passi di intercettazione.

Durante la conversazione delle ore 01.19 del 31/10/2001, intercettata

all’interno dell’autovettura di Domenico Scardamaglia, Domenico Mancuso pianificava con l’interlocutore una serie di estorsioni e premetteva che avrebbero preparato un paio di surfalora”.

Con il termine «surfalora» in dialetto si intende un particolare tipo di fuochi d’artificio: Domenico Mancuso intende quindi riferirsi a ordigni esplosivi per danneggiamenti a strutture edilizie. “Alle ore 16.54 del 5/11/2001 nella medesima autovettura – prosegue la relazione della Commissione parlamentare antimafia – Domenico Scardamaglia e Domenico Mancuso si recavano nella zona dell’Angitola per avere un colloquio con tale Emilio Giordano, presumibilmente camionista,e con tale Franco Argento (*) dell’agenzia. Diego Mancuso, per il tramite di Nicola Bevilacqua, percepiva dall’Agenzia Minieri Trasporti di Falerna somme di denaro per ogni singolo viaggio effettuato da quei camionisti. I due discutevano del metodo da osservare per costringere terzi a rivolgersi alla predetta agenzia ed osservavano che ai parenti di La Pianera stato spiegato «chi c’era dietro» l’agenzia (cioè Diego Mancuso)…”.

Non resta che aspettare. E seguire gli eventi per capire come e quanto resisteranno la Giunta “Chiaravalloti-Scopelliti” e la Giunta Raso-Argento.

E quanto resisteranno decine di amministrazioni calabresi sulle quali le Procure ordinarie e le Procure distrettuali antimafia della Calabria hanno aperto fascicoli.


r.galullo@ilsole24ore.com

(*) In questo articolo mi occupo, tra le molte cose, anche del vice sindaco di Gizzeria, imputato in un procedimento penale. In ragione del suo cognome trascrivo un passo della relazione parlamentare cosiddetta Centaro che segnalava la presenza in loco, tra le altre, dell’omonima famiglia mafiosa e segnalo la diffusione di quel cognome.
Non è mia intenzione approfondire la figura dell’Argento citato nella
relazione (persona a me del tutto sconosciuta) poiché il mio interesse è rivolto a tutt’altro e al vicesindaco, suo quasi omonimo.
Apprendo dal legale dell'interessato che lo stesso, dopo la approvazione della relazione, è stato assolto e riconosciuto innocente da ogni accusa, cosa della quale prendo volentieri atto.

mercoledì 28 aprile 2010

"Elezioni in Calabria: una regione sotto ricatto" da Exit, La7 del 23 aprile 2010

Oggi, nel Sud Italia, i nuovi presidenti e consiglieri di regione hanno un difficile compito che, poi, è sempre lo stesso: amministrare soldi pubblici che, in passato, sono stati gettati al vento o sono finiti, ancor più spesso, nelle tasche della criminalità organizzata. Molti, direi anche tutti, promettono il cambiamento e noi, tutti, ci speriamo, ma quali sono gli interessi che remano contro?
Roberto Saviano, alla vigilia delle elezioni, aveva detto: “Il voto al Sud non è libero. Troppi interessi, troppa disperazione, troppa criminalità”. In una regione sotto assedio della ‘ndrangheta, è davvero libero il voto dei cittadini?
L’ex procuratore di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, con lucidità e franchezza, lo ammette: “Parlare di infiltrazioni mafiose, in Calabria ed in Sicilia, è anacronistico ed antistorico. L a mafia oggi non s’infiltra; la mafia oggi è talmente forte da essere socia e partner, partecipa alla mensa del potere”. Ed il potere, in Calabria, significa soprattutto sanità: ospedali pubblici e cliniche private o, meglio, “sanità pubblica a conduzione pubblica e sanità pubblica a conduzione privata”.
Sarebbe stato opportuno verificare la composizione delle liste prima del voto, come aveva tuonato l’on. Angela Napoli. Oramai, bisogna solo sperare che tra i nuovi consiglieri regionali non vi siano uomini prestanome perché questo è già successo e lo sappiamo.
Le mafie non s’infiltrano più solo nella politica e nell’economia: quasi fossero un partito o un’associazione di categoria, esse siedono al tavolo delle trattative per gestire soldi e potere, per esempio quelli della sanità che, in Calabria, serve l’80% del bilancio pubblico regionale. Per questo i politici, puntano a metterci le mani, costi quel che costi.
“La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile e questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo”: l’ha scritto Corrado Alvaro cinquant’anni fa e l’ha ripetuto, il mese scorso, Roberto Saviano.
A tal proposito, vi propongo questo documento filmato, trasmesso da LA7 nel corso della puntata speciale del 23 aprile scorso, dal titolo “Elezioni in Calabria: una regione sotto ricatto”. È brutale ma illuminante e vero. La storia si ripete e dimostra che la Calabria ed i calabresi, da soli, non si libereranno; anzi, continueranno ad essere schiavi e succubi delle loro contraddizioni, anomalie ed abusi: quasi sempre, è stato lo “straniero” ad accorgersene, a parlarne apertamente, a metterli in evidenza ed a denunciarli. In questo caso, è stato l’occhio obiettivo ed attento di una giornalista , ancora una volta non calabrese.








mercoledì 21 aprile 2010

Povera Patria 2 - Il nuovo che avanza: la Reggina calcio e Scopelliti

Povera Patria - Il nuovo che avanza: la Polverini nel polverone



Povera Patria (F. Battiato)

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

lunedì 19 aprile 2010

'Ndrangheta, don Ciotti: “calabresi s'impegnino in rete antiracket”

"Credo che 'reggioliberareggio' sia un fatto straordinario. Sono coinvolte 52 associazioni con ispirazioni e riferimenti diversi: dalla Caritas, alle Acli, all'Agesci, ad Azione Giovani, ai sindacati". Lo dice ai microfoni di CNRmedia Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, parlando della nuova rete solidale per sostenere le vittime del racket che viene presentata ufficialmente domani a Reggio Calabria. "C'è una grande trasversalità che accompagna tutto questo: ci si è messi insieme, ci si è preparati, per stimolare poi gli aderenti delle varie associazioni ad un maggiore impegno di vicinanza a chi è vittima del racket", ha aggiunto Don Ciotti, ricordando che lo slogan di 'reggioliberareggio' e' "la libertà non ha pizzo". L'obiettivo e' che nasca "un'associazione anti-racket che veda i calabresi impegnati nelle diverse associazioni come protagonisti - prosegue don Ciotti -. Il nostro compito è più una sfida culturale educativa, il fatto di coinvolgere la gente, di dare sostegno, di indicare le botteghe dove non si paga il pizzo perché la gente faccia una scelta di sobrietà, di qualità e di sostegno". (AGI)

venerdì 26 febbraio 2010

Ah, che sarà, che sarà...

In un Paese dove lo scandalo è giustificato con sofismi, ipocrisie ed artifici retorici, dove la morale pubblica è relativa e talvolta soggettiva, dove la giustizia e la libertà di espressione incontrano il limite dell'impunità e dell'impudenza della politica, dove chi governa il destino dei cittadini sfugge vergogne e responsabilità, dove chi fa il proprio dovere è ritenuto un eroe civile, non resta che chiedersi:
Ah, che sarà, che sarà?
"Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione
nè mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio
nè mai ce l'avrà
quel che non ha misura.

Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi.

Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza
nè mai ce l'avrà
quel che non ha censura
nè mai ce l'avrà
quel che non ha ragione.

Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo
nè mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
nè mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio"

giovedì 4 febbraio 2010

Necropoli greca a Nocera Terinese: un'altra prova della presenza di Terina

Il video, qui incorporato, raccoglie una serie di immagini della necropoli greca, scoperta nei pressi del tracciato della A3, in Località Portavecchia di Nocera Terinese (CZ). Un complesso funerario ben conservato, con molte tombe in vista, che dimostra la presenza, nelle vicinanze, di una città greca, con tutta probabilità Terina, che molti ed autorevoli studiosi situano sul contiguo Piano di Tirena.
Il silenzio e l'indifferenza istituzionale hanno impedito una corretta tutela e valorizzazione del sito, tanto più che i lavori di ammodernamento dell'autostrada sono proseguiti come se nulla fosse.
Il nostro ringraziamento morale e materiale va ad Adriano Macchione, che si batte senza sosta, con la forza degli argomenti e dell'ostinazione, per ristabilire la verità storica su Terina.



giovedì 19 novembre 2009

“Terina: la scoperta della necropoli di Nocera riapre il caso dell’ubicazione della città” di Pasqualino Rettura


"La scoperta in territorio di Nocera Terinese della necropoli, sul “Piano di Tirena”, fa riaprire il dibattito sulla vera ubicazione dell’antica città di “Terina”. La colonia greca sorgeva a Sant’Eufemia Lamezia oppure a Nocera Terinese?

«Gli scavi di Sant'Eufemia - dice Armando Orlando, storico di San Mango d'Aquino - ad oggi hanno portato ben poco. Non sono stati trovate cinte murarie, acquedotti, scheletri, necropoli, tutti reperti che attesterebbero l'esistenza di una città. Ma appena una ben valorizzata laminetta di bronzo di minuscole proporzioni che poteva stare in una qualsiasi casa di campagna e le fondamenta di due casupole che potevano essere due semplici abitazioni dei tanti coloni romani che invasero il golfo al momento della conquista romana. Il Piano di Terina, dove ricordiamo esistono tuttora visibili la porta della città, i resti di ben tre acquedotti, rimasugli, cocci e monete sparsi dappertutto, ha invece dato alla luce, ineluttabilmente, la sua nota necropoli. Nota perchè ne aveva parlato Marincola Pistoja, Leopoldo Pagano e perfino lo stesso Orsi, che però aggiunse di non averla individuata. Una necropoli del periodo della colonizzazione greca,da quanto scrissero». Armando Orlando aggiunge che, dopo questo ritrovamento, «è veramente paradossale che Nocera e i noceresi non ne sappiamo proprio nulla. E' un atteggiamento di assoluta disistima verso il mondo culturale locale e verso i giovani di Nocera che amano il loro paese dal punto storico».

Una necropoli, dunque, ben visibile, quella venuta alla luce ai margini dell’autostrada. E alla mercè di chiunque, incustodita. Tombe aperte e tombe ancora chiuse che chissà quali tesori possono racchiudere.

Eppure, in occasione dell'inizio dei lavori di ammodernamento dell'autostrada, il ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, congiuntamente al ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha diramato, il 23 gennaio 2003, le modalità dei lavori in via ufficiale nei pressi di «un'area oggetto di tutela ai sensi della legge 1089/39 ubicata in prossimità di Timpa delle Vigne (Terina) che è ai margini del percorso attuale e di quello in progetto e non sarà interessata, neanche marginalmente, da alcun tipo di intervento»".

(fonte: Il Quoridiano della Calabria, 2 novembre 2009, pag. 14)

venerdì 13 novembre 2009

"Navi dei veleni, Napoli: Il Governo nasconde la verità"


"Quei veleni top secret"
di Riccardo Bocca
(tratto da L'Espresso del 12/11/2009)


"Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:"Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi". Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a "L'espresso" che "due stive erano completamente piene". Poi è stato il turno del ministero dell'Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l'ipotesi che nel mare di Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. "Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell'Ambiente", dice l'onorevole Napoli.

Un'accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
"Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...".

Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
"Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche".

Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».

Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.
«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome...».

Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C?è l?interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».

Quindi?
«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c'è già: basta avere voglia di vederla»."

Ascolta l'audio intervista de L'Espresso

venerdì 23 ottobre 2009

Acqua pubblica: (ancora) si può. Come gestire la risorsa idrica senza trattarla come una merce


Riceviamo, condividiamo e diffondiamo, con partecipazione ed interesse, il comunicato stampa del Coordinamento Beni Comuni Cosenza, relativo al prossimo dibattito con Corrado Oddi del Coordinamento Nazionale Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua.

"Da quando nell’ormai lontano 1997 la Calabria, recependo la Legge Galli, si è avviata verso la realizzazione della cosiddetta “industria dell’acqua”, la qualità del servizio non è affatto migliorata, problemi atavici non sono stati risolti, ed in compenso la gestione del servizio stesso si è di molto complicata.

È stato creato un sovrambito regionale gestito dalla SoRiCal, società mista nata nel 2003 la cui parte privata è ora in mano della multinazionale francese Veolia (che fa affari in Calabria anche con discariche e con l’inceneritore di Gioia Tauro). Il privato avrebbe dovuto iniettare liquidità, ma investimenti non se ne sono visti. Si è venuti a conoscenza invece dell’accensione di un mutuo di 240 milioni di euro con un istituto irlandese coinvolto nello scandalo dei derivati “tossici”, che pare coperto solo al 50%. Intanto, mentre gli ATO non decollano anche a causa delle lentezze del Consiglio Regionale, la Giunta Regionale ha autorizzato la SoRiCal, già oggetto di polemiche per aumenti delle tariffe che appaiono ingiustificati e vessatori, a riscuotere anche i debiti pregressi dei Comuni per la fornitura idropotabile. La SoRiCal per recuperare i crediti ha diffidato tutti i comuni minacciando la riduzione del servizio ed ha proceduto alla riduzione della fornitura idrica al Comune di Scalea ritenuto inadempiente.

La situazione è aggravata dal contesto nazionale, perché il 9 settembre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge con il quale (Art. 15) si sancisce un’ulteriore privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali, e si spiana definitivamente la strada alla privatizzazione dell’acqua.

È ancora possibile opporsi a questa apparentemente ineluttabile tendenza? Il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” sostiene di sì, ed è pronto a dimostrarlo nel corso di due incontri pubblici con Corrado Oddi, del Coordinamento Nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che si terranno il prossimo 24 e 25 ottobre a Belmonte Calabro e Bovalino. In particolare l’incontro di Belmonte, organizzato insieme al Coordinamento Beni Comuni Cosenza, si terrà al termine della manifestazione nazionale di Amantea, alle ore 15.00 di sabato 24 ottobre presso il CEAM del WWF a Belmonte Marina.

Nel corso dell’incontro sarà inoltre lanciata una campagna tesa a far sì che le amministrazioni comunali calabresi riconoscano il principio che l’acqua è un bene comune e non una merce, ed inseriscano negli Statuti comunali:
− che il servizio idrico integrato non ha finalità economiche;
− che la proprietà della rete di acquedotto e la distribuzione dell’acqua appartengono al demanio comunale inalienabile;
− che la gestione è attuata esclusivamente dai comuni in forma consorziata e a tal fine si procederà alla risoluzione del contratto di servizio di fornitura all’ingrosso con So.Ri.Cal. S.p.A.;
− che a ogni cittadino è assicurato gratuitamente un quantitativo minimo vitale di acqua al giorno.

Già il comune di Caulonia, primo in Calabria, ha provveduto ad inserire nel proprio Statuto che l’acqua è un bene comune pubblico al quale tutti devono avere accesso. Questa scelta avrà come conseguenza che il Comune non potrà aderire all’ATO fino a quando tale adesione comporterà l’affidamento a privati del servizio idrico.

Ulteriori informazioni sul sito www.difendiamolacalabria.org. Riferimenti: 338-9636065".

sabato 17 ottobre 2009

"Oggi Cario al Premio Alvaro" di Vittorio Pontieri



"Il falernese Armido Cario autore, insieme ad Armando Orlando, del libro “La Calabria del Settecento”, parteciperà oggi al Premio nazionale “Corrado Alvaro” giunto, quest’anno, alla IX edizione e promosso dall’omonima fondazione con sede a San Luca.
Il volume, pubblicato nel 2007 da Calabria Letteraria Editrice, costola culturale del gruppo Rubbettino, ha dato il la ad un costruttivo dibattito culturale sui fenomeni dello spopolamento e dell’emigrazione, che feriscono, da secoli, la nostra regione.
Armido Cario è uno scrittore esordiente che muovendosi dalla sua Falerna è da sempre attivo sulla stampa locale con pagine di storia calabrese e nazionale, fra tutte La scuola calabrese dall'Unità nazionale al secondo dopoguerra e La giustizia in Italia, è anche autore di pubblicazioni scientifiche nel campo del diritto comunitario, di cui è cultore presso l’Unical.
Armando Orlando è di San Mango e pure conoscitore delle cose falernesi, oltre ad aver collaborato con quotidiani e periodici in Italia ed all’estero, è autore del saggio di storia locale San Mango d’Aquino. La storia e di opere di enorme diffusione ed interesse, come La Calabria intorno al Mille, Storia di una terra del Sud, San Francesco di Paola, Castiglione e Falerna, editi con successo da Rubbettino.
I contenuti del libro sono magistralmente tracciati dagli stessi autori. «Il Settecento assume, sotto molteplici sfaccettature, il ruolo di secolo spartiacque, non solo per i progressi tecnologici, quanto per l’intero movimento culturale europeo. È un “mondo aperto” a tutte le sollecitazioni e le tensioni di una vita sociale, che precipita verso la Rivoluzione francese.
Abbiamo proiettato la Calabria in un’ottica di sistema, considerandola parte di un tutto, al fine di rivelare le cause storiche, che determinarono il contesto sociale e gli stili di vita dei calabresi».
Un libro di portata divulgativa, eppure fondato su solide basi scientifiche, in cui il racconto storico tracciato dai due storici del lametino, s’intreccia alla concretezza del vivere quotidiano: al centro vi sono, infatti, «l’umanità e l’umanesimo calabrese», sintomo ed espressione di un territorio dove geografia e storia impediscono rivoluzioni e mutamenti.
Il Settecento fu il secolo dei visitatori stranieri, che rivelarono le contraddizioni, i ritardi economici ed infrastrutturali delle nostre province, già prima dell’apocalittico sisma del 1783.
La Calabria fu, in positivo, un «laboratorio politico» per il riformismo borbonico, sebbene il secolo si chiuda nel sangue, con la fine della Repubblica partenopea. Un finale tragico e violento, preludio di un secolo, l’Ottocento, foriero di idee e uomini nuovi, destinato a compiersi nel Risorgimento e nell’Unità d’Italia".


(fonte: Calabria Ora del 15 ottobre 2009, pag. 32)

lunedì 5 ottobre 2009

"Voucher della Regione Calabria: assunzioni camuffate da stage?"

"In regione Calabria gli scandali legati ad assunzioni clientelari di parenti, parenti dei parenti e parenti di parenti di parenti, di gente che non aveva i requisiti previsti dalla legge (compreso un ex assessore regionale poi dimessosi) ed infine, di bandi tagliati sui raccomandati dai politici sono praticamente all’ordine del giorno. Non stupisce che il presidente del consiglio regionale Bova sia costretto a rassicurare i partecipanti alla prossima maxi selezione regionale. Purtroppo a quanto emergerebbe dalla denuncia del giuslavorista Pietro Ichino, che ha recentemente presentato un’interrogazione parlamentare sul caso, il solito malcostume nostrano continua ad essere perpetrato in altra forma, spacciando prestazioni lavorative a tempo determinato non meglio inquadrate nella vigente disciplina dei contratti di lavoro, per stage formativi. Ichino viene ovviamente smentito dai vertici regionali, ma le sue argomentazioni sembrano meritare grande attenzione. Con legge regionale n°8 del 2008, il consiglio regionale della Calabria (proponente Roberto Occhiuto, in quota UDC) ha in effetti avviato un piano di formazione professionale definito “programma stages”. Secondo quanto previsto dal bando approvato con delibera 21 novembre 2007 n. 103, 250 laureati presso le università calabresi con 110/110, di età non superiore a 37 anni, residenti in Calabria da almeno tre anni o disposti a tornarci, potranno prestare attività lavorativa per due anni presso vari uffici della regione, ricevendo un compenso di 1000 euro mensili. «Offriamo un’opportunità ai giovani, sosteniamo il sistema universitario e ci sforziamo di migliorare la qualità dei servizi della pubblica amministrazione» ha affermato il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Bova. Finanziato con 6 milioni di euro l’anno, di cui metà sono contributi del fondo sociale europeo, è stato considerato un successo, tanto da essere stato ulteriormente rafforzato. Secondo il giuslavorista Ichino, questa attività non può affatto configurarsi come un’attività di stage, e ciò può agevolmente essere confermato da una lettura della normativa che regola tirocini formativi e tirocini di orientamento al lavoro, nonché delle norme europee che regolano l’utilizzo dei finanziamenti del FSE. Gli stage formativi sono degli strumenti introdotti per la prima volta nel nostro ordinamento dalla legge 24 giugno 1997 n 196, recante “norme in materia di promozione dell’occupazione”, poi attuata tramite il regolamento 25 marzo 1998 n 142. Il loro scopo, secondo quanto disposto all’art.18, è quello di “realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, attraverso iniziative di tirocini pratici e stages a favore di soggetti che hanno già assolto l'obbligo scolastico”. I tirocini formativi si intendono come delle esperienze da maturare durante il corso di studio, mentre i tirocini di orientamento al lavoro sono riservati a soggetti già laureati. Possono farsi promotori dei progetti le istituzioni, sia pubbliche che private, che a vario titolo si occupano di formazione professionale, tassativamente elencate all’ art.2 della legge, tra sono anche ricompresi “centri pubblici o a partecipazione pubblica di formazione professionale c/o orientamento nonché centri operanti in regime di convenzione con la regione o la provincia competente”.I tirocini hanno una durata massima, prevista dalla legge. Questi non possono mai superare, se non per soggetti portatori di handicap, i 12 mesi. Per ciò che riguarda le norme comunitarie, la Commissione Europea, nelle Disposizioni generali FESR - FSE - Fondo di coesione (2007 - 2013) e in linea con il metodo della c.d. strategia europea per l’occupazione, propone tra le priorità di destinazione dei fondi erogati dal FSE la creazione di nuovi posti di lavoro effettivi. I “tirocini” in Regione, invece, hanno una durata prevista di 2 anni ed, almeno per ora, non sembrano preludere alla creazione di nuovi posti di lavoro effettivi. Ma allora… cosa sono? E’ proprio su questo tema che si incentra l’interessante carteggio Ichino-Bova-Loiero, consultabile assieme al testo dell’interrogazione parlamentare presentata dal professore, nonché l’intervista che il giuslavorista ha rilasciato sul sito “La Repubblica degli Stagisti” ad Eleonora Voltolina e che ancora non ha trovato risposta a livello ministeriale. Ancora più grave è che, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, fra i vincitori del “voucher” ci sono odontoiatri, archeologi, ingegneri, professori. Giusi Fasano scrive: “ qualcuno ha famiglia, ha già un lavoro e annuncia di volerselo tenere, anche se ha passato il bando”.
L ’opinione di Ichino non è isolata: anche altri esperti di diritto del lavoro, intervistati da Eleonora Voltolina ritengono che gli stages della regione Calabria assomiglino più che altro a contratti di lavoro subordinanto.
In particolare Michel Martone, docente di diritto del lavoro presso l’università di Teramo e la LUISS di Roma non usa mezzi termini, affermando che “lo Stato dovrebbe creare buona occupazione per i migliori, invece che limitarsi a offrire lavori con data di scadenza – in questo caso, per giunta, camuffandoli da stage per poter risparmiare su tutti gli oneri indiretti”. Bisognerebbe domandare al Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero e ad al presidente del Consiglio Regionale, onorevole Bova , se sono queste le loro proposte per incentivare l’occupazione dei giovani calabresi".

martedì 29 settembre 2009

"Superstagisti calabresi, ancora nessuna risposta" di Eleonora Voltolina

"Li abbiamo chiamati superstage. Sono partiti l'anno scorso, per iniziativa del consiglio regionale della Calabria, e finora hanno coinvolto 500 laureati delle tre università calabresi. Sono stage abnormi, prima di tutto per la loro durata: 2 anni. Peccato che la normativa vigente (dm 142/1998) preveda che per i laureati gli stage possano durare al massimo 1 anno, e che 2 anni siano concessi solo per i portatori di handicap. In più questi superstage sono aperti non solo a giovani, ma anche ad adulti: il bando accettava candidature fino a 37 anni, e anzi attribuiva punteggi aggiuntivi per chi fosse già iscritto ad albi professionali o avesse conseguito master e dottorati. Risultato: tra i superstagisti ci sono dottori commercialisti 36enni con studi avviati, ingegneri 30enni, professori universitari 32enni.Questo snaturamento dello strumento dello stage, portato sotto i riflettori proprio dalla Repubblica degli Stagisti, è stato contestato dal senatore e giuslavorista Pietro Ichino, che il 15 gennaio ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere conto al governo di questa iniziativa. Ma sembra che in questi due mesi e mezzo né Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e del welfare, né Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, né Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, abbiano trovato il tempo di dare una risposta.Professor Ichino, dai ministri interpellati ancora nessuna risposta. Com'è possibile che il governo ignori una richiesta di chiarimenti su una questione che muove non pochi spiccioli, ma ben 6 milioni di euro all'anno?E' il segno di un imbarazzo grave. Evidentemente i ministri competenti non sanno che pesci pigliare. Anche perché in questa vicenda è fortemente coinvolto anche il centro-destra.Alcuni esponenti del consiglio regionale calabrese hanno cercato di dire che il "Programma Stages" non promuoverebbe stage, ma qualcos'altro di diverso, e pertanto di non assoggettabile alla normativa vigente sugli stage formativi in azienda. E' credibile?Hanno sostenuto che non si tratterebbe di stage, ma - nientemeno - di un master universitario di secondo livello! Non sanno di che cosa parlano. Non sanno, in particolare, che un master universitario deve rispondere a requisiti didattici ben precisi, che qui difettano totalmente.Considerando che la metà dello stanziamento, 3 milioni di euro, proviene da fondi europei, si potrebbe chiedere anche all'UE un parere in proposito?Ci penserà comunque il Fondo Sociale Europeo a chiedere conto dell'attività formativa svolta, a consuntivo. E saranno dolori per tutti.Ha più sentito qualcuno della Regione Calabria rispetto alla proposta di mandare i superstagisti a fare un'esperienza nelle pubbliche amministrazioni di altri Paesi?No: dopo i primi consensi iniziali nessuno ne ha più parlato. E la cosa più triste è che da alcuni dei giovani interessati si sono levate voci di rifiuto preventivo: "ci avete offerto gli stage vicino a casa e qui dovete darceli"!Molti superstagisti in effetti hanno rigettato la proposta di andare all'estero, anche in ragione del fatto che alcuni di loro accanto allo stage svolgono attività cui dovrebbero per forza di cose rinunciare se si allontanassero dalla Calabria. Il grave errore della politica si è tradotto in una vicenda profondamente antieducativa. La cattiva politica alimenta comportamenti perversi nel mercato del lavoro.Alcuni superstagisti hanno scritto che andare in una pubblica amministrazione di un altro Paese a vedere come funziona non servirebbe a niente, perchè poi in Italia tornerebbero a doversi adeguare alle nostre normative. E' un'obiezione pertinente?Ma come pensano di contribuire, questi giovani, alla riscossa della loro Regione, se non cercando di importare in essa il meglio delle esperienze europee? Non si rendono conto del fatto che, crogiolandosi in questo modo nella loro inerzia personale, perpetuano le condizioni di arretratezza della loro terra?Molti hanno accettato questi stage solo per avere un'entrata sicura per un paio d'anni: in Calabria trovare lavoro non è facile. La disoccupazione è all'11,2%, quasi il doppio rispetto alla media nazionale e quasi il quadruplo rispetto a regioni come Lombardia ed Emilia Romagna. Lasciando perdere tentativi che anche altri giuslavoristi hanno giudicato impropri e controproducenti, come questo del "Programma Stages", cosa si può fare per creare più buona occupazione in Calabria?Una strategia efficace dovrebbe puntare ad attirare in Calabria il meglio dell'imprenditoria mondiale. Per questo occorrerebbe l'azione congiunta di un governo regionale affidabile, che creasse il massimo possibile di agevolazione e sicurezza per l'investitore straniero, e un sindacato capace di valutare i piani industriali più innovativi, negoziandone le condizioni a 360 gradi. Un sindacato capace di agire come intelligenza collettiva dei lavoratori calabresi e, se la valutazione sul piano industriale è positiva, capace di guidarli in una scommessa comune con l'imprenditore.Cos'ha in mente di preciso, professore?Il discorso potrebbe - per esempio - essere questo: sappiamo che investire qui è un po' più scomodo e più pericolosco che altrove; ma siamo convinti che l'investimento avrà successo; quindi siamo pronti a "investire" nella scommessa una parte delle nostre retribuzioni. Tu, imprenditore, ora ci paghi solo il 70% del minimo tabellare previsto dai contratti collettivi nazionali; poi, passati due anni, se le cose saranno andate bene, come siamo convinti che andranno, e lo start up si sarà consolidato, recupereremo la differenza; e fra quattro anni, quando l'investimento incomincerà a dare i suoi frutti, ce li divideremo così e così. Ma per far questo occorre saper andare a cercare gli imprenditori da ingaggiare in giro per il mondo, saper parlare loro nella loro lingua, saper far proprie le loro esigenze organizzative, anche quando urtano contro i vincoli dei nostri contratti. In altre parole: conoscere il mondo e saper contrattare a tutto tondo. Anche per questo sarebbe stato utile alla Calabria che i suoi laureati migliori, invece che tenuti per due anni attaccati alle gonne delle mamme, venissero inviati a fare esperienza fuori dall'Italia".

(tratto da http://www.repubblicadeglistagisti.it/)

P.S. Nel momento in cui scriviamo, l'iter del secondo "Programma stages" è immobile in Consiglio Regionale. Eppure, è stato pubblicato quasi un anno fa, il 01/10/2008, nel suppl. n. 1 al BURC n. 39 del 26/09/2008: da quanto ci è dato sapere, secondo fonti ufficiali, le domande di partecipazione sono state soltanto catalogate per provincia e per settore, mentre l'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale ritarda nel nominare la competente Commissione esaminatrice e nell'emanare il nuovo bando che, secondo Regolamento (Deliberazione Uff. Presid. n. 49 del 9/7/2007, sez. 2, art .1, punto 4), dovrebbe essere approvato entro il 30 settembre di ogni anno.
Non aderiamo alla scuola di pensiero della dietrologia: tuttavia, giunti a questo punto, ci auguriamo almeno che, in prossimità del giro di boa elettorale previsto per la prossima primavera, qualcosa si muova. La propaganda, in questi casi, può far miracoli...

mercoledì 23 settembre 2009

"Calabria, legge ad personam e contra personas" di Michele Ainis




"Sarà pur vero che le leggi personali le ha inventate Berlusconi. Ma c’è chi, a sinistra, ne cavalca l’esempio. Di più: riesce a fondere in un solo atto normativo una legge ad personam e contra personas, oltre che contro le regole più elementari dello Stato di diritto.Per raccontare questa storia, bisogna immergere lo sguardo nei palazzi del potere calabrese, facendo correre all’indietro l’orologio, fino alla data del 2001. Mentre il mondo inorridisce dopo l’attentato alle Twin Towers, la Calabria approva una legge (n. 25 del 29 ottobre 2001) per assumere i portaborse alle dipendenze del Consiglio regionale, attraverso un concorso «riservato». Qualcuno nei giornali mena scandalo, ma dopotutto la stessa sanatoria si ripete in molte altre regioni. Sicché il concorso viene espletato l’anno successivo, 132 portaborse sono dichiarati idonei, ma solo 85 ottengono in premio l’assunzione. E gli altri? Non c’è più posto, la pianta organica è al completo. Però gli esclusi hanno diritto, in base alla normativa statale e regionale, allo scorrimento della graduatoria, se e quando il Consiglio regionale procederà a nuovi reclutamenti. Gioca qui infatti un principio di economia amministrativa: perché mai armare un altro bastimento concorsuale quando la figura professionale che ti serve ce l’hai già, certificata dalla vecchia commissione di concorso?

Due anni dopo, nuovo concorso
Invece nel 2004 la regione indice una nuova procedura concorsuale: 170 posti. Evidentemente in un paio d’anni si era aperta una voragine in quell’organico zeppo come un uovo. Fanno domanda 48.983 persone, la popolazione d’una cittadina di provincia. E infatti il concorso non si è ancora concluso, benché la Calabria ne abbia affidato la gestione a una società esterna, per risparmiare tempo, non certo per risparmiar denaro. Domanda: ma non era meglio assumere gli idonei del 2002? Sulla carta sì, ma c’è portaborse e portaborse. C’è il parente stretto d’un consigliere regionale, c’è il funzionario di partito, il cui profilo corrisponde quasi sempre agli 85 fortunati vincitori; ma c’è anche il portaborse senza troppi santi in Paradiso, oppure disgraziato, nel senso che è caduto in disgrazia nel frattempo. Tuttavia i disgraziati non s’arrendono: vanno in giudizio, e il tribunale di Catanzaro in 29 casi riconosce il loro diritto all’assunzione. Con quali conseguenze? Un danno erariale di 3 milioni e mezzo di euro, non proprio una bazzecola. Ecco, è a questo punto della storia che entra in scena Sua Maestà la Legge. Se ne rende anfitrione il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, ex diessino adesso in prima fila nel Partito democratico, nonché titolare d’una pagina su Wikipedia non troppo lusinghiera, per una pioggia di polemiche con il movimento antimafia calabrese e per una condanna della Corte dei conti (penne Montblanc in regalo ai consiglieri). Il rimedio? Una legge retroattiva, che cancelli oggi per allora il diritto allo scorrimento della graduatoria.

La certezza del diritto
Alla faccia degli illuministi, che a suo tempo ne vietarono l’uso perché altrimenti se ne va in fumo la certezza del diritto. E alla faccia della pubblica decenza, dato che la legge in questione (n. 27 del 2009) viene costruita nottetempo e in pieno agosto, come si fa con gli abusi edilizi. Senza uno straccio di relazione illustrativa che dia qualche informazione ai pochi consiglieri in aula. Senza neppure un passaggio in commissione, benché lo statuto della Calabria (art. 29) lo renda obbligatorio. Per intendersi: come se improvvisamente il presidente Fini tirasse fuori un foglietto dalla tasca, chiedendo ai deputati di trasformarlo in legge.Per la verità, in quella notte del 6 agosto, un consigliere (Demetrio Battaglia) osserva che nessuna assemblea legislativa può cambiare in corso d’opera le regole del gioco. Ma il presidente Bova gli risponde secco: «Per strada, qualcuno che non è il legislatore ha forzato il legislatore». Questo qualcuno è il giudice, che evidentemente a Catanzaro vive sulla strada. Poi c’è qualcuno che doveva cautelarsi dal danno erariale (da qui la legge ad personam). E qualcun altro - i 29 disgraziati - che non doveva prendere servizio (da qui la legge contra personas). Ma dopotutto questa vicenda ci consegna una nota positiva: almeno in Calabria, non è vero che le leggi si disinteressano dei destini personali".

(fonte: "La Stampa", 22/09/2009)

martedì 19 maggio 2009

'A Calabria è morta!



Un canto di rabbia, oscillante tra l'amore per la propria terra e la provocazione verso chi ne accetta, quotidianamente e passivamente, il logorio; un canto fatto di poesia ed immagine, diviso tra un'inveitabile delusione e un'indispensabile reazione.
'A Calabria è morta è tutto questo: è l'ultima fatica teatrale di Ernesto Orrico, attore cosentino, messa in scena grazie alla preziosa collaborazione in regia di Manolo Muoio.
“Non è solo un lavorare sul tema ‘ndrangheta, ma è tutto un arrovellarsi sulla malattia della mia terra – la mia regione, il paese in cui vivo - su una sorta di infezione perenne. Provo a immettermi su un sentiero che non vedo chiaramente ma che sta davanti alla mia vita teatrale/artistica. La questione per me è enorme, è complessa, è terribile, è disturbante”... Parola di Ernesto Orrico.
Vi proponiamo un significativo estratto della pièce.
'I chi vuliti parrà?
1.
Bombardare la magnagraecia
bombardare le vestigia
bombardare la battigia
inquinare inquinare inquinare
ogni chilo di sabbia
ogni chilo di terra
decapitare decapitare decapitare
ogni abitante dell'astronave
contaminare contaminare contaminare
ogni figlio di puttana di puttana
di puttana figlio di puttana che pontifica
rasserena spiega riannoda convince tenta
serra le fila chiama a raccolta e e e e e e e e e e.
2.
Ma adesso amici, cittadini, compagni, camerati, simpatizzanti
è tempo di ampliare il santuario
è tempo di asfaltare il parco naturale
è tempo di beatificare qualcuno, qualcosa
è tempo di far piangere madonne e nani da giardino
è tempo di consacrare ogni pezzo di ragione/regione/ragione
è tempo... fratelli! Di confessione.
3.
'A Calabria è morta!!!
'A Calabria è morta!!!
Festeggiamu! Festeggiamu!
Pasteggiamu! Pasteggiamu!
Coddramuni tuttu… coddramuni tuttu!
Coddramuni tuttu… coddramuni tuttu!
Strangogliapriaviti! Ciccitiaddri! Cuddruriaddri!
Milungiani! Pimmaduari! Citrulicchi!
Coddramuni tuttu coddramuni tuttu!
Coddramuni puru u sangu du muartu!
Coddramuni puru u sangu du puarcu!
'I chi voliti parrà?
Di sordi? Di squartamienti? Di piscinari? Di rifardi?
'I chi voliti parrà?
Di storie 'i resistenza? Di storie d'opposizione?
'I chi voliti parrà?
Di fimmine ca ciangianu figli scannati?
'I chi voliti parrà?
Di cumpari ca su cumpari di cumpari?
'I chi voliti parrà?
'I chi voliti parrà?
'I chi voliti parrà?

venerdì 3 aprile 2009

"Il canto dei nuovi migranti": omaggio a Franco Costabile


Questo intervento rappresenta un misero, ma sincero omaggio a Franco Costabile, massimo cantore della Calabria, che la cultura e la memoria collettiva continuano ad oltraggiare con l'oblio.

Nessun artista, nessun talento, autentico o sedicente, di questo lembo di penisola che va dallo Stretto al Pollino, ha saputo cogliere, dipingere, denunciare, addolorarsi, reagire alle contraddizioni della nostra terra e della nostra gente come Franco.

Il suo canto vero, libero, triste ed aggressivo è sempre tuonante, contro la malavita, la mala politica, il malcostume... Ieri come oggi.

Franco ci appartiene, Franco appartiene ai calabresi, eppure continua ad essere un reietto, così come lo era in vita.

Questo è il suo canto...


Ce ne andiamo.
Ce ne andiamo via.

Dal torrente Aron
Dalla pianura di Simeri.

Ce ne andiamo
con dieci centimetri
di terra secca sotto le scarpe
con mani dure con rabbia con niente.

Vigna vigna
fiumare fiumare
Doppiando capo Schiavonea.

Ce ne andiamo
dai campi d'erba
tra il grido
delle quaglie e i bastioni.

Dai fichi
più maledetti
a limite
con l'autunno e con l'Italia.

Dai paesi
più vecchi più stanchi
in cima
al levante delle disgrazie.

Cropani
Longobucco
Cerchiara Polistena
Diamante
Nao
Ionadi Cessaniti
Mammola
Filandari...

Tufi.
Calcarei
immobili
massi eterni
sotto pena di scomunica.

Ce ne andiamo
rompendo Petrace
con l'ultima dinamite.

Senza
sentire più
il nome Calabria
il nome disperazione.

Troppo tempo
siamo stati nei monti
con un trombone fra le gambe.
Adesso
ce ne scendiamo
muti per le scorciatoie.

Dai Conflenti
dalle Pietre Nere da Ardore.

Dal sole di Cutro
pazzo sulla pianura
dalla sua notte, brace di ucccelli.

Troppo tempo
a gridarci nella bettola
il sette di spade
a buttare il re e l’asso.
Troppo tempo
a raccontarci storie
chiamando onore una coltellata
e disgrazia non avere padrone.
Troppo
troppo tempo
a restarcene zitti
quando bisognava parlare, basta.

Noi
vivi
e battezzati
dannati.
Noi
violenti
sanguinari
con l'accetta
conficcata
nella scorza
dei mesi degli anni.
Noi morti
ce ne andiamo
in piedi
sulla carretta.
Avanzano le ruote
cantano i sonagli verso i confini.

Via!
Via
dai feudi
dagli stivali dai cani
dai larghi mantelli.

Ussahè…

Via
Via!

Via
dai baroni.

I Lucifero
I conti Capialbi
I Sòlima gli Spada
I Ruffo
I Gallucci.

Usciamo
dai bassi terranei
dal sudario
dei loro trappeti
dai parmenti
della vendemmia
profondi
a lume di candela
e senza respirazione.

Via
dai Pretori
dalla Polizia
dagli uomini d'onore.

Non chiamateci.
non richiamateci.

È scritto
nei comprensori
È scritto
nei fossi nei canali
È scritto
in centomila rettangoli
alto
su due pali
Cassa del Mezzogiorno
ma io non so
che cosa
si stia costruendo
se la notte
o il giorno.

Ci sono raffiche
su vecchie facciate
che nessuno leva: l'occhio
del Mitra
è più preciso
del filo a piombo della Rinascita.

Addio,
terra.
Terra mia
lunga
silenziosa.

Un nome
non lo ebbe
la gioventù
non stanchiamoci adesso
che ci chiamano col proprio cognome

Nnoi
Noi
ce ne siamo
già andati.

Dai catoi
dagli sterchi orizzonti.

Da Seminara
dalle civette di Cropalati.

Dai figli
appena nati
inchiodati nella madia
calati dalle frane
dall'Aspromonte
dei nostri pensieri.
Spegnete
le lampadine della piazza.
scordiamoci
delle scappellate
dei sorrisi
dei nomi segnati
e pronunciati per trentasei ore.

Cassiani
Cassiani
Cassiani
Cassiani
Foderaro Galati
Foderaro
Antoniozzi
Antoniozzi
Cassiani
Cassiani

La croce
sulla croce,
diceva l'arciprete.
E una croce
sulla croce,
segnavano le donne.
andavano
e venivano.

Foderaro
Antoniozzi
Antoniozzi

È stato
sempre silenzio.
silenzio
duro
della Sila
delle sue nevicate a lutto.

È stato
il pane a credenza
portato
sotto lo scialle
all'altezza del cuore.
Sono stati
i nostri occhi stanchi
guardando
le finestre illuminate
della prefettura.

Carabinieri,
fermatevi.

Guardate,
giratevi
non c'è nemmeno un cane.
Siamo
tutti lontani
latitanti.

Fermatevi.

Restano
gli zapponi
dietro la porta,
icieli,
i vigneti.
La pietra
di sale sulla tavola.

I vecchi
che non si muovono
dalla sedia, soli
con la peronospera nei polmoni.
Le capre
la voce lunga
degli ultimi maiali scannati.
L'argento
a forma a forma di cuore, nella chiesa.
Le ragnatele
dietro i vetri, le madonne.
la ragnatela del Carmine
la ragnatela di Portosalvo
la ragnatela della Quercia

Restano le donne
consumate da nove a nove mesi
con le macchie
della denutrizione
della fame.

Le addolorate
Le pietà di tutti gli ulivi,
Lavando
rattoppando
cucinando su due mattoni
raccogliendo
spine e cicoria.

Cancellateci
dall'esattoria

Dai municipi
dai registri
dai calamai
della nascita.

Levateci
il I giorno di scuola
senza matita
senza quaderno
senza la camicia nuova.

Toglieteci
dalle galere.
Non ubriacateci.
Liberateci
dai coltelli di Gizzeria
dal sangue dei portoni.
Non chiamateci da Scilla
con la leggenda
del sole
del cielo
e del mare.

Siamo
ben legati
a una vita
a una catena di montaggio

Scioglieteci
dai limoni
dai salti
del pescespada.

Allontanateci
da Palmi e da Gioia.

Noi
vivi
Noi
morti
presi
e impiccati
cento volte
ce ne siamo già andati
staccandosi dai rami,
dai manifesti della repubblica.

Di notte
come lupi
come contrabbandieri
come ladri.

Senza un'idea dei giorni
delle ciminiere degli altiforni.
Siamo
in 700 mila
su appena due milioni.
Siamo
i marciapiedi
più affollati.
Siamo
i treni più lunghi.
Siamo
le braccia
le unghie d'Europa.
Il sudore Diesel.
Siamo
il disonore
la vergogna dei governi.

Il Tronco
di quercia bruciata
il monumento al Minatore Ignoto

Siamo
l'odore
di cipolla
che rinnova
le viscere d'Europa

Siamo
un'altra volta
la fantasia
degli dei.
Milioni di macchine
escono targate Magna Grecia.
Noi siamo
le giacche appese
nelle baracche nei pollai d'Europa.

Addio,
terra.
Salutiamo,
è ora.

venerdì 27 febbraio 2009

"Io, uno dei tanti ingannati dalla Calabria"


"EGREGIO direttore, era da diverso tempo che avevo intenzione di scrivere questa lettera ma fino ad oggi ho sempre desistito dal farlo, fino a quando non leggo sul suo giornale che politici più o meno autorevoli del nostro amato Paese si stanno pubblicizzando sulle spalle dei giovani laureati calabresi. Mi riferisco alla polemica sorta tra il senatore Ichino ed il gotha della politica calabrese. Lungi da me voler diventare il moralizzatore della nostra terra ma penso che né il senatore Ichino né altri politicanti possano assurgersi a salvatori della patria quando loro stessi sono il problema. Se c'è qualcuno che può permettersi di dire qualcosa al riguardo sono i giovani calabresi che quotidianamente vengono saccheggiati della loro dignità e del loro valore. Io sono uno di loro. Io sono uno che ha creduto nella Calabria. Io sono uno che ha faticato tanto per raggiungere il traguardo della laurea. Io sono uno che ha investito tutto nella Calabria. Io sono uno dei tanti che è stato ingannato dalla Calabria. Io sono uno che è stato deluso dalla Calabria. Questi politicanti discutono, parlano e fanno finta di litigare sulla nostra pelle, ma il risultano non cambia: la Calabria è e resterà sempre l'ultima.

Ma entriamo in medias res esponendovi il mio caso. Io e mia moglie abbiamo presentato domanda alla RegioneCalabria per partecipare a questo famoso bando dei Voucher. Ebbene: entrambi giovani (28anni), entrambi laureati con 110/110 e lode, entrambi con reddito Isee basso, entrambi con una serie di requisiti che ci collocavano tra le prime posizioni nelle rispettive graduatorie. Ma con nostra grande sorpresa e meraviglia entrambi esclusi dai vincitori. Anzi a dirla tutta mia moglie era stata anche premiata come vincitrice provvisoria, premio successivamente negato grazie ad una magia degli uffici regionali che hanno modificato le regole in corso d'opera. Andiamo alla sede del consiglio regionale, presentiamo regolare ricorso, ma il risultato non cambia. Allora ci rivolgiamo ad un avvocato, presentiamo ricorso al Tar (e solo adesso capisco che cosa significa questa sigla: Tarocchiamo Atti Regionali) ma anche il Tar fa finta di non vedere e non accetta i due ricorsi. Allora sorge spontanea nel lettore una domanda: Perché tutto questo? Perché la Regione tarocca delle graduatorie? Perché anche il Tar fa finta di non leggere le carte? Perché di alcuni accettano documenti palesamenti taroccati allo scanner (sembra di essere nella soap Centovetrine di Canale5) mentre dei nostri non accettano documenti in originale con tanto di marca da bollo? La risposta a tutte queste domande è una sola: in Calabria vige solo una legge, ovvero "la legge dell'Amicizia". L'amicizia nella nostra terra è sacra. Se sei amico di qualcuno, oppure se conosci qualcuno tutte le porte ti verranno aperte. Se invece sei una persona qualunque che ad esempio si alza tutte le mattine alle 6 per andare a lavorare per 30/40 € al giorno senza assicurazione né garanzie per il futuro, una persona che crede in altri principi e valori come l'onestà e la sincerità, oppure se sei uno che crede che le cose vanno meritate col sacrificio e col sudore… e allora la Calabria non fa per te! I latini dicevano “Nemo propheta in patria” ed oggi a distanza di tempo capisco appieno il significato di quelle parole. Avrei tanto altro da dire ma capisco anche che un giornale non può pubblicare tutta la mia rabbia. Chiedo solo a qualche persona di sani principi che opera in Italia di fare un po' di chiarezza su questo scandalo tutto calabrese. Mi appello quindi a qualche autorità affinché riesamini tutta la documentazione e faccia piena chiarezza su una storia alquanto ombrosa".


Dott. Saverio Pometti


(fonte: Il Quotidiano della Calabria del 18/02/2009, pag. 14)

mercoledì 25 febbraio 2009

La morte di Pasolini: una verità a rate

«Pasolini, omicidio politico». La verità a rate di Pino Pelosi: lo scrittore fu massacrato dai fascisti
ROMA. Giuseppe Pelosi, condannato per l’omicidio di Pierpaolo Pasolini fa un ulteriore passo avanti verso la verità sull’ uccisione del poeta.
La notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975 erano in 5 a massacrare di botte il saggista che aveva denunciato i retroscena del potere e che stava lavorando al romanzo «Petrolio» dedicato a Eugenio Cefis, indicato come il vero fondatore della P2 e il «grande manovratore» del potere più oscuro. Pelosi non incontrò casualmente il regista quella sera; c’era un appuntamento fissato esattamente una settimana prima.
Pelosi rivela, in una intervista inedita a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - autori del volume «Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato», appena uscito per Chiarelettere - che tra quei 5 c’erano i due fratelli Borsellino, Franco e Giuseppe, morti da tempo di aids. Il nome dei due non è nuovo. Già una informativa di due mesi dopo il delitto li indicava, assieme ad un terzo, come gli autori del massacro dell’Idroscalo.
Ora Pelosi ne conferma direttamente la responsabilità ed anche il contesto in cui avvenne il pestaggio mortale e dice che sono rimasti nell’ombra gli altri tre (anche se uno potrebbe essere, nonostante le smentite di Pelosi, Giuseppe Mastini, detto Jhonny lo Zingaro), e soprattutto che si trattò di un omicidio politico.
I due Borsellino erano frequentatori della sezione dell’Msi del Tiburtino. «Se tu uccidi in questo modo o sei pazzo o hai una motivazione forte. Se gli assassini sono stati fatti sfuggire alla giustizia per trent’anni, pazzi non sono certamente... avevano una ragione importante per fare quello che hanno fatto. E nessuno li ha mai toccati».
«Quella sera c’erano pure Franco e Giuseppe Borsellino... quei due stavano tramando qualcosa, qualcosa di brutto me ne sono accorto subito, e perciò gli ho detto chiaro che io non volevo partecipare, non ne volevo sapere nulla».
Appena arrivato all’Idroscalo sulla Gt di Pasolini dal buio esce una macchina scura, un 1300 o un 1500 da cui scendono 5 persone. Uno, con la barba sui 40 anni, assesta a Pelosi un cazzotto. Pelosi scappa dopo essere stato minacciato. I 5 tirano fuori Pasolini dalla macchina e iniziano il pestaggio. Gli dicevano «sporco comunista, frocio, carogna». Pelosi si riavvicina quando tutto è finito. Il problema, quindi, sono gli altri tre, quelli mai individuati. I Borsellino - dice Pelosi - erano «diventati fascisti, andavano a fare politica».
Pelosi conferma di aver avuto nel tempo minacce «vere e proprie», inviti a tacere. Quella data a Pasolini fu una lezione, una punizione, «forse dovuta al partito o alla politica. Pasolini stava sul cacchio a qualcuno». Alla fine «ho pagato solo io» spiega Pelosi che rivela un’altra novità. La scelta di accollarsi tutta la storia, di ridurre tutto «a un fatto di froci» gli venne suggerita dal suo avvocato.
(fonte: Il Tirreno del 25 febbraio 2009)

giovedì 29 gennaio 2009

Un uomo di Calabria...


Ci sono infiniti modi di testimoniare una vita, di ricordare un uomo; l'esistenza può assumere molteplici forme, ma la verità è sempre unica.

Così, abbiamo scelto di raccontare un uomo di Calabria, un uomo nato povero e diventato grande nella semplicità, abbiamo scelto di raccontare la sua verità: canzoni, storie, che parlano d'amore, di nostalgia, di emigrazione, di Calabria.


Un'anima calabrese che ha cantato per la sua gente e per la sua terra, una voce che ha vibrato per noi!

Grazie per averci portato nel cuore!

Grazie, Mino!

(Eu pregu notte e jornu
lu Signuri
ca tutti i figghji toi hannu turnari
'u sannu ca tu si' malata 'i cori
'u sannu ca accussì nun poi campari)...

Calabria mia,
li megghju figghji si 'ndi jiru fora
pè fà fortuna câ catina o pedi
e tu restasti 'nta sti quattru mura.
Calabria mia!

Calabria mia,
cà si siccaru puru li fjumarie
rimaniru sulu chjanti è fjuri,
lu nostru chjantu va à finiri à mari.
Calabria mia!

Calabria mia,
simu malati d’amuri,
simu malati.
Comu sti mandulini e sti chitarri
chjangi stu cori di nostalgia,
chjangi pè tia Calabria mia.

A mamma, a mamma prega sempre a Madonna
ca voli li so' figghji ntâ so' terra.
E prega, e prega, e u cori chjangi è affanna,
ma si c'è lavoru cà ssu figghju torna.
Calabria mia,
simu malati d’amuri,simu malati.
Comu sti mandulini e sti chitarri
chjangi stu cori di nostalgia,
chjangi pè tia Calabria mia.

Eh, chiagne sempre stu core
chiagne sempre de nostalgia.

"Sì, mamma, stongo qua luntano ma
te scrivo questa lettera che...
pe' ditte: qua stongo bene, staio bene,
E ce so' tutti i tuoi paisani qua,
siamo sempre uniti, mamma.

Ca' é bello ma stongo luntano
e tegno nostalgia mamma,
e chiagne sempre stu core
e chiagne sempre mamma,
chiagne sempre di nostalgia.
Oh mamma mia!
Ehi paisá, paisá, paisà...
Calabria mia!

venerdì 26 dicembre 2008

"Nocera Terinese. La storia è per pochi", di Raffaele Spada

NOCERA TERINESE - Ancora interrogativi sui ritrovamenti archeologici in località Timpa delle Vigne, da parte di uno storico e scrittore come Armando Orlando, il quale sollecita la Soprintendenza a sciogliere il silenzio su Nocera e su Terina. La notizia del ritrovamento di una tomba e di uno scheletro senza cranio, forse di un guerriero decapitato, come anticipato dal Quotidiano, nonché di un grosso medaglione e di altri reperti archeologici risalenti presumibilmente al IV-V secolo A.C., rinvenuti in località Timpa delle Vigne, nei pressi del fiume Grande e del torrente Sciabica, durante i lavori di ammodernamento del tratto autostradale tra gli svincoli di San Mango d'Aquino e di Falerna, ripropone la ricerca del sito dell'antica città magnogreca di Terina, condensata nel libro “Terina Temesa Nucria” di Adriano Macchione. Della necropoli in località Fabiano, poco più a nord diTimpa delle Vigne, secondo testimonianze del 1829 (l'essersi ritrovato nel cosi detto Piano di Fabiano un vasto e antichissimo cimitero, e moltissimi sepolcri particolari…); del sepolcro scoperto il 1970 in una campagna di S. Aloi (vicino Fabiano) e distrutto nel corso dei lavori di scavo, ad eccezione di una lucerna; delle tracce di un antico acquedotto affiorate lungo la vallata destra del fiume Casale, per portare l'acqua sul Piano di Tirena. Lo storico e scrittore Armando Orlando interviene così sulla presunta tomba del IV-V secolo a.C., rinvenuta in un territorio compreso tra gli svincoli autostradali di Falerna e San Mango, all'interno del quale il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio ed il Ministero per i Beni e le Attività culturali collocano «l'area archeologica di Terina, in Comune di Nocera Terinese, sottoposta a vincolo diretto e indiretto ai sensi della legge sulla tutela delle cose d'interesse artistico o storico ». «Ci hanno detto che Terina non è più nel territorio di Nocera Terinese, ma nella piana di Sant'Eufemia, che Mamertum non è più a Martirano ma ad Oppido Mamertina e che la mitica città fondata da Cleta non è più sul territorio di Cleto ma di Caulonia, come cittadino calabrese e come studioso sono consapevole che è difficile stabilire delle certezze, osserva ancora Orlando, perché allora provvedimenti ministeriali del 2002 parlano di “area archeologica di Terina nel comune di Nocera Terinese” ed invece un cartello stradale indica gli scavi archeologici di Terina lungo un rettifilo di Sant'Eufemia? In base a quali elementi si indica il sito di Sant'Eufemia Vetere e non più il Piano della Tirena?» Ed ancora. «Secondo la professoressa Giovanna De Sensi Sestito tutti i ripostigli dell'area di Sant'Eufemia hanno restituito monete di Terina più di ogni altro posto della Calabria, mentre Adriano Macchione scrive che nei ritrovamenti di monete nell'area di Sant'Eufemia la grande assente è proprio Terina, sottolinea Orlando, tutto ciò si verifica pure con il deposito del 1974, scoperto addirittura in località Iardini di Renda, nelle vicinanze del sito lametino ritenuto come quello in cui sorgeva Terina». Insomma gli chiediamo coma fa il cittadino, il turista, il visitatore a districarsi inquesto ginepraio a cui manca la versione ufficiale e definitiva, che dicono non arriva perché mancano i fondi necessari per ulteriori scavi? «Scegliere fra una tesi e l'altra non è agevole, restano però i ritrovamenti, gli indizi; ed è di questo bisogna parlare sui giornali, nei dibattiti, negli incontri pubblici, risponde Orlando, bisogna insistere presso la Soprintendenza e presso il Ministero dei beni archeologici, bisogna parlare di ciò che viene alla luce, perché solo così si prosegue il cammino lungo la strada che porta alla verità, e come dicono gli studiosi, la “prova definitiva” non c'è ancora». Secondo Orlando oggi questo cammino ci conduce sul Piano di Tirena, perché questa strada è indicata dalla storia, dai libri antichi, dalle mura, dagli acquedotti, dal passaggio della Via Popilia. Domani vedremo. Le domande non finiscono mai, ed Orlando si chiede ancora che fine faranno la tomba e gli altri reperti archeologici rinvenuti pochi giorni addietro nel corso dei lavori di ammodernamento dell'autostrada? Tutti, a questo punto, siaugurano «un intervento più deciso, e non burocratico, da parte degli amministratori locali».


(fonte: Il Quotidiano della Calabria, 21/12/2008)

domenica 7 dicembre 2008

La Calabria di Enzo Siciliano: Feroleto, Bisignano, Falerna...


A due anni dalla scomparsa, ricordiamo lo scrittore Enzo Siciliano, figlio di Calabria, uomo ed italiano illustre, pubblicando un articolo, apparso su "La Gazzetta del Sud" del 11 luglio 1996.